Cerca Contatti Archivio
 
Ma l’altra economia è un movimento?

Parafrasando la canzone «L’avvelenata» di Francesco Guccini, verrebbe da chiedersi: perché in questi anni le tante esperienze sociali di altra economia di Roma e del Lazio non hanno costruito assieme un vero movimento di alternativa? Un movimento capace di opporsi alle scelte neoliberiste scellerate imposte da amministrazioni e imprese Perché prevale la frammentazione rispetto all’aggressione subita come cittadini e come organizzazioni sociali? Eppure è sotto gli occhi di tutti che questo progetto di «città» è stato pensato per favorire l’espansione illimitata dei poteri economici speculativi tradizionali come l’edilizia, la finanza con la connivenza di buona parte della politica romana. Occorre capire il perché di questo «silenzio assordante» nei confronti di un progetto di economia urbana che non ha nulla da condividere con le «narrazioni» e le «pratiche» portate avanti dal variegato universo dell’economia sociale e solidale.

A Roma, ad esempio, con le giunte di centrosinistra e di destra non sono state attivate politiche per una gestione pubblica dei beni comuni come contrasto alle privatizzazioni dei servizi pubblici: acqua, energia, mobilità, abitare, istruzione, sanità. Anzi si sta portando avanti una sostanziale svendita dell’Acea (su questa svendita è in programma un’iniziativa pubblica dei movimenti lunedì 2 aprile alle 16 in Campidoglio) e delle altre municipalizzate con conseguente ulteriore privatizzazione di un bene comune come l’acqua. In questi anni abbiamo assistito sconcertati all’avanzare di un modello di speculazione edilizia, basato sulle varianti di Piano Regolatore più favorevoli agli insediamenti immobiliari di alto valore. Anche le recenti normative approvate sull’edilizia dal Nuovo Piano per la Casa a quelle sull’Agro Romano non contribuiranno certo alla salvaguardia di immobili storici di alto valore culturale e alla soluzione del drammatico problema abitativo che caratterizza la capitale. Abbiamo verificato la debolezza di proposte per costruire reti di mobilità alternativa orientate alla transizione dall’uso di mezzi privati all’uso di mezzi pubblici. Verifichiamo ogni giorno come i forti interessi delle economie della spazzatura sul ciclo dei rifiuti produce, di fatto, un il lento avanzamento nella raccolta differenziata e porta a porta, e la mancanza di iniziative serie ed estese di riduzione, riuso, riciclo, recupero. Abbiamo anche assistito all’assenza di piani per costruire un nuovo modello energetico basato su impianti di piccola taglia diffusi sul territorio e che utilizzino fonti di energia rinnovabili. E tantomeno di qualunque sostegno e promozione per strategie aziendali di risparmio energetico e di riconversione produttiva, settori che vedono comunque impegnate in modo frammentato numerose cooperative di servizi che rispondono a principi di economia solidale. Altro disastro silenzioso è quello prodotto dall’assenza di politiche sull’accoglienza che di fatto sono state ridotte a politiche securitarie. Gli sgorbi dei campi rom e il mancato sostegno ai senza fissa dimora sono ferite che continuano a sanguinare nelle coscienze di tutti. Infine, in campo turistico non si registra nulla di nuovo, Roma resta come un progetto alla Disneyland, consuma tutto e subito e fuggi.

Rispetto a tutto questo l’altra economia cosa ha provato a fare? Abbiamo faticato a ritrovarci su iniziative comuni e su battaglie condivise: la forte frammentazione e il rischio di autoreferenzialità sono stati limiti che non possiamo più permetterci, vista la situazione di crisi che sta vivendo il nostro paese e la nostra città. Il paradosso è che questo «movimento» al momento non sembra avere una capacità di difendere interessi comuni, a cominciare da uno spazio pubblico particolare come la Città dell’altra economia (qui potete leggere un articolo dettagliato e aggiornato sull’aggressione dell’amministrazione). Di certo, l’amministrazione comunale non ha attivato nessuna politica pubblica a sostegno delle imprese dell’altra economia, l’assessorato responsabile dell’Autopromozione sociale è stato svuotato e ricollocato di fatto su logiche di economia tradizionale. Sono state azzerate le forme di sostegno e promozione di questo settore, i bandi prodotti in questi anni non hanno in alcun modo contemplato spazi o punteggi di merito alle imprese dell’economia solidale, sono stati chiusi quasi tutti gli incubatori di impresa sociale aperti in precedenza ed è stato abbandonato anche il Regolamento comunale per gli sponsor etici, ridando lustro alle peggiori multinazionali nello sponsorizzare iniziative del Comune di ogni tipo. Tuttavia l’altra economia si muove, esiste. Nelle tante mappature fatte sulla città si registra un grande fermento: sono oltre seicento le realtà che oggi in diverso modo stanno sperimentando pratiche di altra economia, ovunque ci sono gruppi e singoli cittadini che creano reti per l’alimentazione (Gruppi di acquisto solidale, mercati di filiera corta, orti urbani), riusano e riciclano, studiano e sperimentano progetti di conversione ecologica, occupano abitazioni, terreni abbandonati, spazi sociali e culturali, a volte anche fabbriche. Gruppi che ripensano i beni comuni e l’idea di lavoro, costruiscono nelle loro pratiche logiche di meticciato transculturale, recuparano i saperi degli artigiani e autoproducono, scelgono la mobilità alternativa all’auto. E ancora, difendono i territori dalle aggressioni del cemento, dall’inquinamento e dalle grandi opere, mentre favoriscono un’idea di consumo diversa, grazie al circuito delle botteghe del commercio equo, alle librerie e agli editori indipendenti, alle banche del tempo, alle associazioni culturali e ai centri sociali, a chi propone risparmio energetico ed energie rinnovabili, turismo responsabile e software libero, o servizi di finanza etica. Sarebbe utile accompagnare queste pratiche con momenti di confronto, forum e «contaminazione», anche utilizzando Comune-info. Di certo abbiamo bisogno di nuovo paradigma di benessere, di democrazia e di condivisione.


www.comune-info.net

giovedì 29 marzo 2012


 
News

Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>



FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>