Lotta al carovita, assolti attivisti e sindacalisti di un blitz al centro commerciale.
Il 6 novembre del 2004, circa duecento attivisti dei movimenti sociali e dei sindacati di base, diedero vita ad una clamorosa azione di protesta contro il carovita entrando in massa nel grande supermercato Panorama nella zona popolare della Tiburtina. Bloccarono le casse megafonando tra i vari reparti del supermecato, mentre si avviava una trattativa con il direttore per spiegarli il senso dell'azione e invitarla ad abbassare i prezzi per quel giorno e mandare così un segnale di “allarme” sulla crisi delle famiglie che causa del carovita non arrivavano alla famigerata “quarta settimana” del mese. Alcuni carrelli furono portati fuori dalle casse ma – emblematicamente – i clienti del supermercato, soprattutto anziani e pensionati, non si fecero pregare per portarsi a casa soprattutto generi alimentari. Nel pomeriggio, mentre una manifestazione nazionale per il reddito e contro la precarietà percorreva le strade della capitale, una azione analoga si svolse alla libreria Feltrinelli di Largo Torre Argentina, ma stavolta oggetto dell'azione di protesta non erano stati i pacchi di pasta o le bottiglie di olio d'oliva ma i libri.
Furono 39 gli attivisti e i sindacalisti accusati di aver messo in atto una “spesa proletaria” (rapina pluriaggravata, lesioni, minacce e violenza privata). Il giudice, invece, ha ribaltato la tesi del pubblico ministero attribuendo all’iniziativa la funzione di una legittima contrattazione sui prezzi e assolvendo gli accusati, per i quali erano state chieste pene superiori ai tre anni. E' caduta inoltre anche l'accusa di aver sottratto beni al supermercato Panorama, per un valore di 36mila euro, e alla Feltrinelli, per 18mila euro.
Secondo l'avvocato della difesa, Arturo Salerni, è stata demolita l'accusa che paralava di un grande crimine di massa. Al contrario la tesi emersa è che in quella occasione convergevano le esigenze di lavoratori rappresentati dal sindacato (allora RdB), dei gruppi associati dei consumatori e di giovani precari senza o con scarso reddito. Per Salerni il dato interessante del dispositivo dell'assoluzione è il fatto che venga ritenuto legittimo manifestare anche dentro i centri commerciali chiedendo l'abbassamento dei prezzi che oggi, a differenza del Medioevo, non sono scritti sul marmo ma oggetto della contrattazione tra esercente e utenti.
Fra gli attivisti seduti sul banco degli imputati figuravano Nunzio D'Erme, Guido Lutrario, Luca Casarini , Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Usb. I giudici hanno dato ragione alla tesi degli avvocati difensori, che avevano ribadito la tesi del carattere simbolico e di comunicazione mediatica dell'azione di protesta. Secondo la difesa, infatti, gli imputati erano entrati nei due locali solo per manifestare contro il carovita e non con l'intenzione di portare via qualcosa. Gli "espropri" quindi non sarebbero stati compiuti da loro ma da persone che non sarebbero state identificate. A dare peso a questa versione anche i diversi testimoni che hanno confermato il clima di contestazione ma non l'appropriazione indebita degli oggetti.
"Sarebbe stato assolutamente ingiusta una condanna perché non c'erano prove ma anche perché il reato contestato non sussisteva: si è trattato di una manifestazione di sensibilizzazione sul carovita. Non c'è stata nessuna violenza per giustificare l'accusa di rapina" ha commentato uno degli avvocati.
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venerdì 30 marzo 2012
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