Facciamo come l’Islanda. CONGELIAMO il debito.
Continuano a farci credere che per uscire dal debito dobbiamo accettare manovre lacrime e sangue che ci impoveriscono
e demoliscono i nostri diritti.
Non è vero. La politica delle manovre sulle spalle dei deboli è voluta dalle autorità monetarie europee come risultato
della speculazione. Ma è intollerabile che lo Stato si adegui ai ricatti del mercato: la sovranità appartiene al popolo!
Esiste un'altra via d'uscita dal debito. È la via del congelamento e se la condividi ti invitiamo a firmare e a diffondere questo
documento, affinchè si crei una grande onda che dica basta alle continue manovre che distruggono il tessuto sociale.
Il problema del debito va risolto alla radice riducendone la portata. Non è vero che tutto il debito va ripagato, il popolo
ha l'obbligo di restituire solo quella parte che è stata utilizzata per il bene comune e solo se sono stati pagati
tassi di interesse accettabili. Tutto il resto (abusi, sprechi, corruzione) è illegittimo e immorale come hanno sempre sostenuto
i popoli del sud del mondo.
Per questo chiediamo un'immediata sospensione del pagamento di interessi e capitale, con contemporanea creazione
di un'autorevole commissione d'inchiesta che faccia luce sulla formazione del debito e sulla legittimità di tutte le sue
componenti. Le operazioni che dovessero risultare illegittime, per modalità di decisione o per pagamento
di tassi di interesse iniqui, saranno denunciate e ripudiate come già è avvenuto in altri paesi, ultima l’Islanda.
La sospensione sarà relativa alla parte di debito posseduto dai grandi investitori istituzionali (banche, assicurazioni, fondi
di investimento italiani e stranieri) che detengono oltre l'80% del suo valore. I piccoli risparmiatori vanno esclusi per
non compromettere la loro sicurezza di vita.
Contemporaneamente va aperto un serio e ampio dibattito pubblico sulle strade da intraprendere per garantire la stabilità
finanziaria del paese secondo criteri di equità e giustizia.
Almeno cinque proposte ci sembrano irrinunciabili: - riforma fiscale basata su criteri di tassazione
marcatamente progressiva;
- cancellazione dei privilegi fiscali e lotta seria all’evasione fiscale;
- eliminazione degli sprechi e dei privilegi di tutte le caste: politici, alti funzionari, dirigenti di società;
- riduzione delle spese militari alle sole esigenze di difesa del paese e ritiro da tutte le missioni neocoloniali;
- abbandono delle grandi opere faraoniche orientando gli investimenti su un indilazionabile risanamento dei territori,
sulla promozione di specifiche politiche di sviluppo locale e sul miglioramento dei servizi sociali col coinvolgimento
della società civile.
Attorno a queste poche, ma concrete rivendicazioni è importante avviare un dibattito quanto più ampio possibile. Se poi
l'onda crescerà, come speriamo, decideremo tutti insieme come procedere per rafforzarci e ottenere che questa proposta
si trasformi in realtà.
Francuccio Gesualdi, Aldo Zanchetta, Bruno Amoroso, Antonio Moscato, Giorgio Riolo, Rodrigo A. Rivas, Roberto Bugliani,
Amalia Navoni, Gigi Piccioni, Michele Boato, Roberto Fondi, Alberto Zoratti, Roberto Mancini, Gianni Novelli,
Achille Rossi, Alex Zanotelli, Paolo Cacciari, Maurizio Frratta, Nadia Ranieri, Fabio Lucchesi, Paola Mazzone, Carlo Contestabile
Ciaccio, Gaia Capogna, Enrico Peyretti, Francesco Amendola, Uberto Sapienza, Manuela Moschi, Mauro Casini
www.ecoistituto-italia.org
venerdì 23 dicembre 2011
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