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Focus sulla vendita diretta.

In Italia, sulla base dei dati AIAB, la vendita diretta dei prodotti biologici negli ultimi anni ha registrato una notevole crescita. Con la vendita diretta, i piccoli e medi produttori agricoli biologici hanno trovato una possibile risposta per far fronte alle crisi economica. Con tale canale di distribuzione alternativo, l’impresa agricola bio si sta sempre più rivolgendo ad attività maggiormente orientate al consumatore, cogliendo il vantaggio competitivo che può nascere dalla sua capacità di comunicare efficacemente con il mercato e dalla capacità di cogliere le informazioni che da esso provengono. È quanto è emerso dalla tavola rotonda su Rapporti più equi nella filiera per una nuova relazione fra produttori e acquirenti, che si è svolta giovedì 1° dicembre al Congresso Federale dell& rsquo;AIAB. Attraverso il contatto diretto col consumatore, l’azienda può sia recuperare il valore aggiunto che normalmente è più ad appannaggio degli operatori che sono più a valle del processo produttivo, sia avere un sostentamento laddove la sua dimensione economica molto ridotta non le avrebbe permesso di operare nei canali commerciali tradizionali.

Fatte salve le piccole aziende che hanno nella vendita diretta la loro principale se non unica fonte di sussistenza, secondo le stime AIAB da qualche tempo questo canale è abbondantemente esplorato anche da aziende medio grandi e grandi. Infatti alle varie forme di vendita diretta oggi guardano con interesse e profitto anche aziende che sicuramente non partecipano ai mercatini, non sono catalogabili come aziende familiari, magari hanno anche contratti con la GDO o con clienti dal nome "pesante", ma hanno aperto ai gruppi di acquisto probabilmente in modo molto più strutturato dei piccoli. Questo, anche se non occupa percentualmente la parte più significativa del loro fatturato, è un passaggio strategico perché la vendita diretta da loro diffusione, e quando quel marchio si rivede nei negozi piace di più, ma soprattutto garantisce quella liquidità che il mercato convenzionale non garantisce e che oggi è indispensabile alla sopravvivenza. Questo riguarda sia aziende ortofrutticole, sia aziende di trasformazione in dimensione per nulla artigianale (pasta, passata, confetture, succhi, snack, legumi lessati in barattolo, etc.). Basta guardare i siti di IRIS, Bio Italia, Alce Nero, Agrinova Bio, Le fattorie sociali, etc.), tutti hanno uno spazio dedicato ai GAS, o se li contatti, sono ben felici di servirti, ovviamente alle loro condizioni, che magari entrano in una dimensione particolare di vendita diretta perché hanno un minimo (una pedana) e i prezzi non sono mai il primo prezzo che riservano ai clienti "buoni"; ma così fanno anche i produttori nei mercatini che si riservano sempre un prezzo più vantaggioso per clienti particolari. Le aziende agricole che adottano questo circuito “diretto” tra produzione e consumo, sono ormai oltre la metà delle aziende, quota che cresce nettamente nel caso delle piccole e piccolissime imprese dell’agroalimentare bio. Secondo AIAB, inoltre, sta crescendo la presenza di aziende agricole multifunzionali con particolare attenzione ai valori etici sociali e ambientali, che vedono un cambio generazionale nella conduzione dell’azienda e un giovane imprenditore di mentalità aperta che hanno sempre di più la volontà di “operare un cambiamento”, facendo rete, aggregandosi (associazioni, cooperative, ecc.) maggiormente consapevoli nell’agire nel prendersi cura di una collettività, del territorio in cui produrre, del prodotto biologico da valorizzare e dell’ambiente in cui operare scelte responsabili. L’AIAB stima che il mercato della vendita diretta dei prodotti biologici rappresenti poco meno del 15% delle vendite in valore di prodotti del nostro agroalimentare biologico.

Dalla tavola rotonda Rapporti più equi nella filiera per una nuova relazione fra produttori e acquirenti sono, inoltre, emersi diversi spunti sui quali riflettere. L’intervento della De Mattheis (MiPAAF) si è concentrato sulla revisione delle regole per la concessione degli aiuti di Stato in ambito PAC, sui progetti di filiera, sulle regole per favorire le produzioni locali e sulle vendite on line. Per Andrea Calori, Urgenci, è ora di passare dalle politiche di sostegno alle politiche di contesto, che maggiormente prendono atto della presenza delle reti (nate per dare risposta ad un bisogno). Per Genevieve Savighy, Coordinamento Europeo de La Via Campesina, è sempre più necessario far sentire la voce dei contadini a livello europeo: a fronte di una agricoltura sempre più industriale, sono usciti dal settore agricolo il 25% in media dei contadini in Europa (solo in Italia il 32%). Nuova agenda per le politiche agricole, transizione dalla dimensione industriale alla dimensione familiare dell’azienda contadina, apertura della PAC soprattutto per quanto concerne lo Sviluppo rurale. A tutte queste richieste sembra rispondere Michael Erhart, DG Agri, Commissione Europea, che ha indicato una serie di azioni volte a rafforzare la vendita diretta nelle politiche europee, come il Sotto Programma per i piccoli produttori.

Provocatorio l’intervento di Giuseppe Vergani, Res Lombardia, che ha chiesto alla politica di trovare il modo di far pagare all’agroindustria i danni all’ambiente creati dall’agricoltura convenzionale, di garantire l’accesso alla terra e meccanismi di garanzia partecipata. Secondo Fabio Del Bravo, responsabile Area Mercati ISMEA, economia e ambiente possono dialogare e trovare delle soluzioni sostenibili di sviluppo in particolare tramite il biologico, settore che meglio coniuga la conservazione ambientale con una economia sostenibile (Alba Pietromarchi).
Bioagricoltura Notizie

venerdì 2 dicembre 2011


 
News

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