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Voci del 15 ottobre. Carlo Formenti: Idiozia politica.

Piluccando nella marea di banalità, luoghi comuni e iperboli retoriche che gli incidenti romani del 15 ottobre hanno prevedibilmente (succede in occasione di tutti gli scontri di piazza) innescato sui media, mi è capitato di leggere pochissimi articoli che avessero un minimo di interesse. Qui ne vorrei commentare tre, due dei quali apparsi sul Corriere della Sera, il terzo sul Manifesto.

Ne riassumo brevemente i contenuti. In un pezzo inserito fra le cronache sugli incidenti, il Corriere ipotizza che a scatenare il casino sia stata la volontà della frazione “dura” del movimento (alcuni centri sociali neo autonomi, frange dei noTav, anarchici insurrezionalisti, ecc.) di regolare i conti con i cugini “moderati” (gli ex disobbedienti di Casarin e componenti analoghe), colpevoli di avere intavolato una trattativa con il partito di Vendola (trattativa da cui sarebbe derivata la decisione di non assaltare i palazzi del potere durante la manifestazione del 15).Sempre sul Corriere, l’ineffabile Ostellino gioisce scrivendo che quanto è successo è la più chiara dimostrazione che non esistono rivoluzioni non violente: finché si chiedono riforme compatibili con il sistema si può manifestare pacificamente, ma se si contestano le radici stesse della civiltà (capitalistica!), come il libero mercato e il principio di rappresentanza, si è inevitabilmente indotti a imboccare la via della sovversione. Infine, sulle pagine del Manifesto, Valentino Parlato offre un’interpretazione “spontaneista” degli incidenti: fosse o meno premeditata l’intenzione di andare allo scontro, siamo di fronte a una esplosione di rabbia da parte dei giovani precari e disoccupati per le condizioni in cui sono costretti a vivere – esplosione analoga a quelle che si sono verificate a Londra e altrove negli ultimi mesi, e potenzialmente salutare, se la politica saprà tenerne conto.

Prima considerazione: l’ipotesi del regolamento di conti interno alla sinistra radicale e la lettura di Parlato non sono necessariamente in contraddizione: le immagini hanno inequivocabilmente dimostrato l’esistenza di un piano preordinato oltre che un elevato livello di efficienza militare, ma hanno altresì dimostrato che molti ragazzi (duemila e forse più, altro che cinquecento facinorosi) hanno risposto attivamente alla chiamata allo scontro frontale. Ma se ciò è vero, siamo costretti a prendere atto dell’incredibile idiozia politica che ha ispirato questa scelta “insurrezionale”. O meglio, più che di idiozia, bisognerebbe parlare di analfabetismo politico: se è infatti vero – e io credo che sia vero – che la politica è l’arte di definire il proprio nemico (capacità in assenza della quale qualsiasi movimento è condannato a restare senza identità, e quindi politicamente impotente), allora ne dobbiamo dedurre che l’ala dura ha scelto come nemico principale, prima della finanza globale e dei suoi rappresentanti politici, le centinaia di migliaia di manifestanti che volevano marciare pacificamente. Incendiando auto di persone comuni e pestando indiscriminatamente chiunque abbia cercato di fermarli, questi analfabeti politici hanno ottenuto due effetti: arruolare una minoranza ridotta, anche se non trascurabile, di giovani affascinati dall’esibizione di efficienza guerresca e rompere con la schiacciante maggioranza del movimento. Non sembra un bilancio entusiasmante. Al tempo stesso, l’incapacità degli organizzatori della manifestazione di mantenere il controllo della situazione è l’ennesima dimostrazione che i movimenti di opinione aggregati via Internet, acefali e ingenuamente convinti di poter crescere in assenza di qualsiasi struttura organizzativa, dovranno fare molta strada prima di acquisire un peso politico commisurato alla loro forza potenziale.

Infine la sparata di Ostellino: la sua affermazione è storicamente falsa, basti pensare che una delle più grandi rivoluzioni del XX secolo, quella indiana, ha sconfitto l’Impero britannico con metodi di lotta pacifici. La questione dell’uso della forza, per qualsiasi rivoluzionario dotato di cervello e non solo di testosterone, non è mai una questione di principio, ma deve essere affrontata e risolta tenendo conto, di volta in volta, delle concrete contingenze storiche. Ebbene, la contingenza attuale è quella di un movimento globale che, per la prima volta da tempo immemorabile, si dichiara esplicitamente anticapitalista ma, al tempo stesso, rivendica metodi di lotta non violenti. Anche per chi sia convinto che prima o poi sarà ineluttabile arrivare a uno scontro frontale con il potere dovrebbe essere chiaro che siamo di fronte a nuova cultura politica di massa che va rispettata, e che il tentativo di far cambiare idea a centinaia di migliaia di persone con le mazzate è votato al fallimento, oltre che, come già detto, sintomo inequivocabile di deficienza politica. .................. NOTA: di Carlo Formenti sono usciti recentemente due libri assai interessanti che controlacrisi.org consiglia, L'eclissi (dialogo con Franco Berardi Bifo) e Felici e sfruttati
www.controlacrisi.org

mercoledì 19 ottobre 2011


 
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