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Fukushima, la Tepco non ha soldi per risarcire e chiede aiuto allo stato.

Il gestore della centrale nucleare non ha abbastanza capitali per affrontare i risarcimenti. Si stimano almeno 60 miliardi di euro di indennizzi. Gli sfollati sono 80mila. Mossa disperata: i vertici Tepco e il premier Kan rinunciano allo stipendio I danni causati ai cittadini e al territorio giapponese dall'incidente nucleare di Fukushima dello scorso 11 marzo saranno pagati dai… cittadini giapponesi. L'impresa elettrica Tepco, il gestore della centrale nucleare, ha infatti chiesto ufficialmente il sostegno economico dello Stato nipponico per fare fronte agli ingenti indennizzi finanziari causati dall'incidente.

La richiesta è stata presentata il 10 maggio dall'amministratore delegato di Tepco, Masataka Shimizu, al ministro dell'Industria Banri Kaieda. Tepco lamenta di non avere capitali sufficienti per far fronte all'emergenza, sebbene si sia impegnata a "razionalizzare le risorse a disposizione" vendendo asset del gruppo. L'azienda ha anche annunciato il dimezzamento dei salari dei top manager, a cominciare dallo stesso Shimizu, che restituirà lo stipendio insieme ad altri dirigenti. L'incidente di Fukushima ha provocato l'evacuazione di almeno 80mila persone in un raggio di 20 chilometri intorno all'impianto nucleare. Il governo giapponese insiste che tutti siano indennizzati, ma la cifra complessiva dei risarcimenti non è ancora stata quantificata. Alcuni esperti citati dall'emittente spagnola Rtve hanno stimato almeno 60 miliardi di euro. La Tepco ha iniziato a distribuire tra gli sfollati moduli per le richieste di rifusione: le prime tranche saranno di 8.350 euro a famiglia e 6.260 euro per i single, riporta sempre Rtve.

L'azienda dovrà trovare fondi anche per aumentare la produzione di energia nelle centrali termiche, visto che i reattori nucleari sono stati chiusi. Si stimano altri 8,7 miliardi di euro. I manager Tepco non saranno gli unici a ridursi lo stipendio. Anche il premier giapponese Naoto Kan prova a riconquistare la fiducia del suo popolo rinunciando a qualsiasi retribuzione finché non terminerà l'emergenza causata dal disastro nucleare. Dal gesto, non privo di venature demagogiche, è comunque esclusa l'indennità che Kan riscuote in quanto parlamentare.

In una conferenza stampa Kan si è scusato con i giapponesi dicendo che "la responsabilità di non aver evitato l'incidente è sia della Tepco, sia del governo che ha puntato sull'energia nucleare come strategia nazionale". Adesso, ha annunciato il primo ministro, il Giappone si fermerà e rifletterà sulle politiche energetiche, rilanciando le rinnovabili e il risparmio energetico e puntando a diminuire l'apporto nucleare al 50% dell'energia nazionale entro il 2030. (di Scalo internazionale, rassegna.it)
www.controlacrisi.org

martedì 10 maggio 2011


 
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