Dispotismo nucleare.
Mentre le autorità mediche giapponesi consigliano di non far bere l’acqua dei rubinetti ai bambini in quanto carica di iodio radioattivo fuori ogni limite tollerabile, mentre il reattore 3 continua ad emettere fumi, mentre centinaia di migliaia di persone si affollano nei centri di accoglienza dell’area minacciata, il governatore della capitale, Shintaro Ishihara, sosteneva ieri, in una conferenza stampa, che «a Fukushima va tutto bene» e che , in tutta la zona e oltre «non c’è alcun pericolo». Un atteggiamento rassicurante , emblematico dell’autocontrollo nipponico e dello spirito di sacrificio dei samurai, ma che in realtà nasconde la volontà dispotica di sottrarre gli effetti della catastrofe alla visibilità, all’informazione, ad un sistema di controllo comprensibile.
La volontà dispotica connessa al nucleare non è dovuta, tuttavia, al fatto che il Giappone sia un sistema imperiale. Si era già vista a Three miles Island, a Cernobyl, a Narora, negli Stati Uniti, in Russia, in India, ovunque il potere sceglie di proteggere, anche contro se stesso, anche contro suoi disastri, il nucleare, tanto che si potrebbe dire che la scomposizione dell’atomo non è solo una fonte energetica “pulita” - nel senso che pulisce e spazza via tutto ciò che trova davanti - ma la forma attuale del dispotismo statale.
La rarità della materia prima di cui si serve (l’uranio), la pericolosità estrema degli impianti, l’esposizione a obiettivi militari, producono necessariamente una forma di potere che non può essere la democrazia, ma l’oligarchia.
Per questo, più della corruzione, più dell’apologia di impresa, più della stessa sessualizzazione della morte, il nucleare ci sembra il cuore ispiratore del berlusconismo, non solo in quanto volano dei comitati di affari (qualche prebenda a Veronesi e alla sua Fondazione tramite l’Enel, e soprattutto appalti e regalie all’Impregilo, sì proprio l’Impregilo, quella di Romiti e dei rifiuti di Napoli), ma in quanto sottrazione del potere al controllo dei cittadini e alla trasparenza delle decisioni. Non è casuale perciò la reiterazione, collegata alla scelta di riprendere il progetto atomico, del Decreto che allarga, in nome della sicurezza nazionale, il Segreto di Stato, normalmente previsto per gli armamenti e le installazioni militari, ad una lunga serie di infrastrutture critiche tra le quali «gli impianti civili per la produzione di energia»; un segreto che si estende anche agli iter autorizzativi, di monitoraggio, di costruzione e della logistica di tutta la filiera e che quindi sottrae di fatto la localizzazione degli impianti e la individuazione dei siti, compresi quelli di scorie, al controllo dal basso del popolo italiano, nonché dello stesso parlamento e delle amministrazioni periferiche, con il conseguente smantellamento di tutti i principi di partecipazione, precauzione, responsabilità .
Inoltre lo Stato dispotico nucleare , lo Stato atomico autoritario di cui aveva parlato Robert Jungk già nel 1970, è anche collegato in qualche modo a quella regressione collettiva della nostra società verso la sfera animale. Lo Stato dispotico è infatti uno Stato pregiuridico, appunto animale: uno «stato di eccezione» che si oppone al diritto perché configura una situazione in cui il diritto è legalmente sospeso. Carl Schmitt, che ne fu il teorizzatore, lo chiama anche «Stato totale per energia» , contrapponendolo allo Stato di debolezza, lo Stato liberal-democratico incapace di decisione e di sovranità. Questa energia, questa “decisione” è invece indispensabile perché, all’interno come all’esterno, lo Stato moderno è in guerra : guerra infinita permanente, sempre più ampia, di uomini contro altri uomini, di popoli contro altri popoli, di Stati contro altri Stati e poi, via via, come nel delirio profetico di Schmitt, di continenti contro i continenti e perfino della Terra contro il Mare.
L’apocalisse di questi giorni mostra la guerra al suo apice finale: guerra epocale, tremenda, combattuta dall’intera Umanità contro l’intera Natura. A Fukushima, metafora del nesso globale fra Oriente e Occidente, si palesa una nuova forma di ybris, la tracotanza non di un solo uomo, di un singolo paese, ma dell’intero genere umano. Certo, da sempre, come nel Canto dell’Antigone, l’uomo «è stato il più tremendo fra le cose tremende», da sempre ha violato la Natura e, come Prometeo, ha rubato dalle sue viscere il fuoco. Ma oggi lo scontro assume una nuova terribilità perché, proprio attraverso il nucleare e la sua tecnologia, l’intera umanità può «camminane nelle scarpe della natura», come denuncia Hans Jonas, può cioè scomporre, dividere, scardinare non la superficie ma la struttura stessa della Natura non consentendole più, come per secoli, di ritrovare equilibrio, autopoiesi, omeostasi. Cosìcché la Natura lacerata si vendica, si scatena, smuove il suo asse, vomita scorie, scatena la distruzione, la morte e quella angoscia, quella paura infinita, sottile, impalpabile che ci fa temere il soffio del vento.
Certo, mentre le vittime giacciono per terra - vittime di una morte prolungata nel tempo e infinite nel numero (su Cernobyl, Greenpeace presenta una stima di 6.000.000 (sei milioni) di decessi nell’arco di 70 anni) – i mandarini di questa fragile, costosa, pericolosa, dispotica tecnologia ci chiedono, in nome di chissà quale razionalità, di non avere paura. Ma la paura, che pure è una passione triste e può essere manipolata dal potere, è anche una difesa, un atto di vigilanza, l’atteggiamento etologico e antropologico più antico e consolidato che spinge i viventi a fare attenzione, ad avere cura, precauzione. Le donne per questo - tutte, eccetto la nostra Ministra Prestigiacomo, Ministra contro l’ambiente - sono sensibili alla paura. Fanno i figli, curano le piante, i cibi, le verdure, donano i liquidi, l’acqua, il latte, il sangue. Conservano, non sprecano, non sporcano. Domani sta soprattutto a loro mobilitarsi. Un vero, nuovo 8 marzo, un 26 marzo ecologico, dove la posta in gioco non è solo il diritto, la parità, la dignità, ma il bene comune della vita e il futuro.
(di Laura Marchetti - Liberazione del 26 marzo 2011
www.controlacrisi.org
sabato 26 marzo 2011
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