Rischio Chernobyl. Il peggio non è passato e i tentativi sono vani.
Il peggio non è passato a Fukushima perché la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3 (in differente misura) non si è «stabilizzata». L'ultima esplosione al reattore 3 (gemello del numero 2 e molto simile a quello di Caorso) è avvenuta dentro il contenitore primario in calcestruzzo, e lascia intendere che nel magma costituito da uranio e metalli vari, le barre di controllo hanno perso la loro funzione di impedire la reazione a catena.
È quindi possibile che, localmente, si manifestino nuove criticità con escursioni di potenza incontrollate, sviluppo di gas e conseguente aumento di pressione. Fu questa la dinamica che portò all'esplosione meccanica del reattore di Chernobyl, con la dispersione di enormi quantità di particelle radioattive. È chiaro ormai che i tentativi di abbassare la pressione nel contenitore primario rilasciando in atmosfera i gas contaminati (venting) non sono stati risolutivi: la distruzione della camera di soppressione del reattore numero 2 indica che la miscela esplosiva di gas ha invaso tutte le strutture di contenimento. D'altra parte il tentativo di raffreddare il nocciolo dei tre reattori con acqua di mare non deve essere riuscito anche perché per iniettare acqua nel vessel (l'involucro più interno, che contiene il nocciolo) occorrono pompe ad alta pressione, proprio quelle che erano andate fuori servizio dopo l'incidente.
A questo punto insistere su questa strada potrebbe essere più dannoso che utile perché, dato che la temperatura del nocciolo (sia pure in modo non uniforme) può aver raggiunto i 1800-2000°, l'ingresso di acqua avrebbe l'effetto di produrre vapore, quindi ulteriore aumento del volume e della pressione dei gas. La situazione del reattore numero 3 appare disperata per tre motivi: a) il primo è che la pressione interna al contenitore primario aveva superato le 5 atmosfere (il limite di progetto per questo tipo di reattori BWR è 3,5 atmosfere) alle 06.50 ora locale di lunedì 14, e quattro ore dopo si era verificata una violenta esplosione che probabilmente ha squarciato la parte superiore del contenitore primario; b) il secondo motivo è che, in seguito a questa esplosione, è stato allontanato il personale di centrale per eccesso di radiazioni (personale che poi è rientrato su base volontaria); successivamente è stato avviato il tentativo di gettare acqua di mare sulla centrale con elicotteri (peraltro impediti a operare dall'elevata radioattività): questo confermerebbe l'esistenza di uno squarcio nel contenitore primario, altrimenti l'operazione non avrebbe senso; c) il terzo motivo è che il nocciolo del reattore numero 3 sembra essere caricato a MOX, cioè combustibile misto contenente plutonio, che ha un contenuto radiologico più pericoloso di quello dell'uranio dato che tra i suoi prodotti di fissione ci sono lo Iodio 129, il Cesio 135, il Tecnezio, il Cloro 36, il Curio e il Nettunio 237, molti dei quali a elevatissima radio tossicità.
Tra l'altro non è da escludersi che proprio la presenza di plutonio nel nocciolo del reattore n. 3 abbia portato a fissioni localizzate, dovute alla differente produzione di neutroni generata dal plutonio che in sostanza introduce una maggiore instabilità rispetto a un nocciolo con solo uranio. Un'ultima considerazione riguarda il reattore 4, che al momento dell'incidente era fermo da due o più mesi: qui martedì si è verificata un'esplosione, presumibilmente da idrogeno sviluppatosi dalla piscina del combustibile esaurito. Questo fatto è molto grave perché il combustibile esaurito non avrebbe dovuto assolutamente riscaldarsi oltre i 40-50°C: invece, sembra che l'acqua della piscina dove era riposto abbia cominciato a bollire, e di conseguenza il livello dell'acqua stessa si sia abbassato così che il combustibile si è surriscaldato producendo idrogeno.
Se ciò veramente è accaduto significa che alla piscina del combustibile è venuto a mancare il reintegro dell'acqua: o per mancata sorveglianza da parte del personale, o perché alcuni servizi del reattore n.4 (ad esempio il sistema che alimenta l'acqua alla piscina del combustibile) sono stati deviati per far fronte all'emergenza del gruppo numero 3 contiguo. Una cosa è certa: il capitolo delle deficienze progettuali di questi impianti della General Electric, e dei difetti di gestione della Tepco, è ancora tutto da scrivere.
(Di GIORGIO FERRARI)
Il Manifesto
giovedì 17 marzo 2011
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