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Klimaforum 10

Alla conferenza sul clima a Cancún partecipano decine di migliaia di delegati governativi, organizzazioni non governative, militanti, manifestanti, osservatori e varia umanità che vuole «esserci». Sul fronte dei movimenti, sarà ovviamente forte la presenza di messicani e centramericani. Ma quanto al resto del mondo, come al solito verrà dal Nord la gran parte dei partecipanti, dato il loro ben maggiore potere d'acquisto internazionale anche in tempi di crisi. Non si sono viste vere "collette di solidarietà" per mandare a Cancún le persone del Sud, i rappresentanti delle vittime del clima, che viaggiano ben poco (fino a pochi giorni fa ad esempio gli stessi delegati di Via Campesina che organizzano carovane da vari punti del Messico non avevano coperte le spese). È l'usuale ingiustizia ecologica e sociale che pervade anche il mondo e le riunioni dei «movimenti».

Poco adatta alla circostanza, inoltre, l'impronta ecologica di questo come degli altri incontri internazionali a cui delegati, osservatori e ong partecipano come vere trottole. In materia il principale killer climatico è il trasporto aereo, un mezzo quasi obbligato quando le distanze sono grandi o c'è di mezzo il mare (anche perché nel modello di vita veloce ben poco amico del clima, tanto il business quanto i cittadini viaggianti snobbano il ruolo che potrebbero avere altri mezzi, come le grandi navi passeggeri ad esempio transatlantiche, trasportando migliaia di persone in soli tre giorni e mezzo dall'Europa a New York). Molta altra CO2 sarà emessa dagli energivori hotel che ospiteranno i partecipanti, per non dire delle sale di riunione ariacondizionatissime, dei trasporti in loco, degli imballaggi derivanti dal consumo di alimenti e bevande; perfino del consumismo farmaceutico: impressiona la lista della valigetta farmaceutica (Big Pharma sorride) suggerita soprattutto ai militanti del nord del mondo, quasi privi di difese immunitarie. Eventi così uguali al sistema che si dice di combattere, sembrano dimostrare che un altro mondo «non» è possibile.

È dunque anche «logisticamente» particolare uno degli eventi alternativi alla conferenza ufficiale: l'Ecovillaggio globale Klimaforum 10 (www.klimaforum10.org), organizzato dalla rete ecologista autonoma messicana Ecomunidades. Uno spazio verde dove migliaia di partecipanti pagano pochissimi dollari al giorno possono vivere con una bassa impronta ecoclimatica: tenda, cibo veg-locale, spostamenti a piedi, acqua pubblica e non sprecata, no usa e getta, toilette compostanti. Come spiegano gli organizzatori, si vuole ispirare un nuovo modo di realizzare eventi. Il modus vivendi di quei giorni sarà una specie di educativo «prendi e porta a casa» per i partecipanti. Una piccola concretizzazione dello slogan «cambiare il sistema, non il clima». Con la macroeccezione, ovviamente, del volo aereo per metter piede là.

Al Klimaforum si parlerà di alternative politiche e comunitarie alla catastrofe climatica e alle sue false soluzioni (commercio del carbonio, compensazioni, geoingegneria, agrocarburanti, nucleare...). Occorre una «radicale riduzione nella produzione e nel consumo da parte dei paesi potenti e storicamente responsabili, ma anche da parte delle crescenti classi medie delle economie emergenti». I settori di studio nelle due settimane: opposizione ai megaprogetti (miniere, megaimpianti industriali e militari, aeroporti); sistemi di trasporto; città (e auto asfalto, rifiuti); l'impostura della cosiddetta efficienza; cambiare il sistema o uscirne; la religione del lavoro e del consumo; rilocalizzare. (diMarinella Correggia)
Il Manifesto

sabato 27 novembre 2010


 
News

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