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Mangereste le uova di questa gallina?

L’allevamento del pollo e della gallina è una delle attività zootecniche che, a livello comunitario, sono maggiormente condizionate da regolamenti e prescrizioni tecniche. Le dimensioni delle gabbie, la concentrazione dei capi, le ore di luce nell’arco della giornata, ecc. sono parte fondamentale di disciplinari d’allevamento necessari per poter poi commercializzare i prodotti dell’allevamento (carne e uova) con determinate diciture. Alcune tra queste metodologie d’allevamento delle galline, per la produzione di uova da destinare al consumo umano, sono stata analizzate per determinare il benessere degli animali: allevamento in batteria, allevamento in gabbie modificate e allevamento free ranger cioè allevate a terra con possibilità di pascolo esterno.. Un articolo pubblicato tra le pagine de IL SOLE 24 ORE ha ripreso tale indagine e ne ha diffuso i risultati con il seguente titolo: “Mangereste le uova di questa gallina?”

Dall’articolo emerge che, in base alla ricerca dell’Università di Bochum (Germania), sono da preferire le uova ottenute da galline allevate in batteria. Sembra che l’indagine abbia analizzato, a livello di neuroni del cervello, la “vita di relazione” delle galline nelle diverse condizioni d’allevamento. Per fare un paragone dall’indagine risulta che un carcerato in cella d’isolamento è meno stressato di una persona comune che cerca parcheggio in un centro commerciale di sabato pomeriggio. Forse a livello scientifico è vero ma affermare che il secondo vive meglio del primo forse, non è corretto. Forse, manca un po’ di buon senso. Innanzitutto prima di fare un’indagine o dare dei giudizi dovrebbe essere necessario conoscere la quotidianità della materia che si va ad analizzare. Nell’immagine che accompagna questo commento è stata messa una gallina bianca allevata a terra e quasi totalmente spennata. Mangereste voi le uova di questa gallina? Ha il piumaggio bianco, e quindi forse è di tipo industriale, ha un aspetto che fa pena e quindi forse è allevata in modo orrendo. Allora forse non è bene mangiare le uova di questa gallina.

A dire il vero, invece, sono molto poche le persone fortunate che possono ambire a mangiare le uova di questa gallina. La gallina rappresentata sopra appartiene alla razza Valdarnese bianca una tipica razza toscana le cui produzioni, uova comprese, sono eccellenti. Il suo aspetto poi non dipende da cattive tecniche d’allevamento ma è semplicemente in muta: tutti gli uccelli, una volta all’anno, verso fine estate, cambiano il piumaggio in modo naturale. Questo rinnovamento è poi da consigliare dato che è il principale momento in cui gli animali si adattano al territorio. Analizzando le immagini pubblicate nell’articolo la gallina (c) sembra proprio essere in muta o a fine deposizione mentre le galline (a) e (b) sono all’inizio o in piena deposizione. Il diverso stato di deposizione delle tre galline si nota anche dalla colorazione della cresta: la gallina (c) mostra una cresta molto sbiadita segno di un grande lavoro di deposizione. Le galline (a) e (b) mostrano una cresta più rossa che sta ad individuare la fese iniziale della deposizione. Il diverso aspetto delle galline pubblicate nell’articolo de IL SOLE 24 ORE non ha quindi niente a che vedere con la tecnica d’allevamento ma, almeno da quello che si vede, dipendono dall’età dell’animale e dal livello di deposizione. Continuando a leggere l’articolo la situazione della gallina (c) viene attribuita alle beccate che si verificano tra gli animali allevati con metodo free ranger. Questa affermazione potrebbe aver senso se si allevano animali “normali” ma nel caso dell’articolo basta guardare le immagini e ci si accorge che le galline sono debeccate. La parte superiore del becco, negli allevamenti industriali, viene sempre tagliata appunto per evitare gli effetti delle continue beccate. La teoria per cui gli animali allevati in gabbia non si beccano non ha nessun senso: se fosse vero allora perché vengono debeccati? È vero che nel comportamento naturale dei polli le beccate sono un segno di “vita di relazione” ma non ha nessun senso attribuire ad animali industriali comportamenti naturali. Se si prendono delle galline di razza Valdarnese bianca, come quella della foto, e si mettono in una qualsiasi gabbia industriale per la produzione delle uova, la maggior parte di queste dopo 24 ore saranno morte. Una razza abituata a vivere in libertà quando è rinchiusa in una gabbia tenta di scappare saltando verso l’alto. In questo modo si ferisce la testa e, continuando a saltare per scappare, in breve tempo muore. Perché le galline industriali quando sono messe in gabbia non tentano di scappare? Perché sono state selezionate a non reagire agli stimoli esterni e anche quando sono in gabbia il loro stato di benessere è ottimale.

Che cos’è il benessere animale? In breve si può tradurre così: condizione in cui gli animali trovano il modo di appagare completamente le loro necessità in ordine fisico e psicologico. Non ha senso però individuare e misurare le “necessità in ordine fisico e psicologico” a livello di specie. Le “necessità in ordine fisico e psicologico” variano in base alla razza e sono ereditabili quindi selezionabili. Non ha senso affermare che le “necessità in ordine fisico e psicologico” sono eguali in un cane di razza Doberman, un Pastore maremmano, un Levriero, un Barboncino o un lupo selvatico. La selezione dell’uomo ha modificato le “necessità in ordine fisico e psicologico” degli animali in allevamento e spesso non c’è più nessuna relazione con i selvatici da cui sono derivati. Se un allevamento industriale guadagna allevando galline in batteria vuol dire che le galline producono tante uova! Se producono tante uova vuol dire che stanno bene! Perché stanno bene in gabbia? Perché sono state selezionate per l’allevamento in gabbia! E se alleviamo a terra una gallina selezionata in gabbia? Ovviamente sarà stressata perché è selezionata a non reagire agli stimoli esterni e in un allevamento libero di stimoli esterni ce ne sono molti. Continuando a legge l’articolo si evidenzia, inoltre, il non senso dell’indagine. Quando si vogliono realizzare delle indagini scientifiche forse è opportuno considerare, tra le diverse tesi, anche quella che ha un po’ di buon senso. Facciamo un esempio. Vogliamo valutare scientificamente qual è la bevanda che si abbina maggiormente con una bistecca di manzo di razza Chianina. Le tesi sono 4: bistecca fiorentina abbinata con acqua ; bistecca fiorentina abbinata con spremuta di arance; bistecca fiorentina abbinata con birra; bistecca fiorentina abbinata con Cocacola. I risultati di questa indagine seguiranno sicuramente un metodo scientifico. Le conclusioni avranno sicuramente una significatività statistica. Ma se non inseriamo una tesi in cui la bistecca fiorentina è abbinata a mezzo litro di buon Chianti che senso ha questa indagine? Concluderei con una fase famosa di cui non ricordo l’autore: Il buon senso è morto, non c’è più, la ricerca l’ha ucciso per vedere come era fatto
Biozootec.it

giovedì 11 novembre 2010


 
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