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Il villaggio e le dighe.

Il piccolo villaggio di Temacapulìn, nello stato messicano del Jalisco, rischia di essere sommerso dal bacino della diga El Zapotillo. La piccola comunità che vi abita, mille persone in tutto, ha intrapreso una dura lotta di resistenza contro il governo e ha aperto le porte in questi giorni al terzo incontro internazionale «Rivers for life». Trecento delegati da 62 paesi hanno raccolto l'invito e fino all'8 ottobre daranno vita a uno scambio di esperienze e strategie per rafforzare l'opposizione alla costruzione dei grandi sbarramenti.

In totale sono circa 50mila le dighe già costruite nel mondo, con una crescita annua che si aggira sulle 200 unità, ben 40 milioni di persone si sono «trasformate» in profughi, mentre quasi mezzo miliardo sono state danneggiate dagli impatti ambientali e sociali di questi megaprogetti. Quelli appena citati sono solo alcuni numeri: la corsa alle grandi dighe, che sembrava aver subito una battuta d'arresto in seguito ai forti movimenti di protesta negli anni Novanta, soprattutto in India, oggi ha ricominciato a mietere vittime anche grazie agli accordi internazionali sui cambiamenti climatici. Patrick McCully, da vent'anni impegnato nel movimento, membro della Commissione Mondiale sulle dighe e autore dell'apprezzato libro «Silenced Rivers», ha aperto l'incontro sottolineando come il paradigma dei grandi impianti idroelettrici avrà una fine naturale. Al massimo fra dieci anni, il costo dell'energia solare sarà inferiore a quella idroelettrica e il business non sarà più conveniente. Ma già oggi, se fossero pagate le giuste compensazioni alle comunità coinvolte e implementate le misure di mitigazione ambientale, il costo dell'energia idroelettrica sarebbe di gran lunga superiore.

Nei gruppi di lavoro si susseguono le voci delle comunità direttamente impattate dai megaprogetti idroelettrici e dei loro alleati. Un universo variegato composto da contadini, allevatori, indigeni, attivisti, accademici, ambientalisti e Ong di sviluppo. In questi giorni le strategie legali, gli strumenti comunicativi e di campagna, le alternative energetiche per le comunità, gli impatti del surriscaldamento globale sono alcuni degli argomenti in discussione che si alternano ai racconti di storie vissute. La delegazione più organizzata è quella brasiliana, un movimento nazionale che ha riunito tutte le comunità coinvolte dalle 2mila dighe già costruite e dai 1.500 progetti in cantiere nel paese, che lavora a stretto contatto con i Sem Terra e la Via Campesina. Soniamara Murinho ha spiegato agli altri delegati presenti quali sono i sette gruppi di interesse che promuovono l'espansione del fenomeno: il settore minerario, i costruttori, i gestori di energia, i finanziatori, i fornitori di componenti elettromeccaniche ed in maniera sempre crescente l'agribusiness e i fondi pensione. Ma uno dei principali argomenti in agenda è l'emergere di nuovi attori finanziari, prima fra tutti la Cina presente all'incontro con una nutrita delegazione di organizzazioni ambientaliste.

La superpotenza asiatica è oggi il maggiore attore in Africa ed in molti altri paesi emergenti. La ricerca di strategie efficaci per contrastare questo nuovo fenomeno è una delle sfide dell'incontro di Temacapulìn - e al tramonto, quando il programma ufficiale si conclude, le discussioni seguono nelle piazze, nei bar e nelle case degli abitanti del villaggio che ospitano i delegati, mentre i megafoni della chiesa annunciano il programma del giorno successivo. (di Caterina Amicucci)
Il Manifesto

mercoledì 6 ottobre 2010


 
News

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