Un risveglio soffocante.
Brutto risveglio per gli abitanti di Singur, a una quarantina di Kolkata (Calcutta), la capitale del Bengala occidentale, India. Era l'alba di martedì quando una nuvola nera ha avvolto tutta la zona coprendo con uno strato di nero gli stagni, le sorgenti d'acqua potabile e i campi vicino i villaggi di Mahistikri e Singhal Pathan. Molte persone stanno male, lamentando affanno e nausea. E il passato-presente torna, prepotentemente, a bussare alla porta. Ancora una fuga di gas da una fabbrica chimica, proprio a pochi giorni di distanza dalla pronunciamento della sentenza sulla tragedia di Bhopal avvenuta nel dicembre 1984 - sentenza mite, e tardiva...
Stavolta la fuga di gas proveniva dalla Himadri Chemicals & Industries Limited, società con fatturato annuo di oltre 5 miliardi di rupie (più di 62 milioni di euro) e che afferma, sul proprio sito web, di essere il più grande produttore del paese di catrame, carbone e naftaline. Singur è il distretto dove il governo del Bengala occidentale aveva espropriato terre per destinarle a un comprensorio industriale - una «zona economica speciale» -, e l'impianto chimico in questione è vicino alla fabbrica dove patron Tata avrebbe voluto produrre la sua automobile «low cost», la Nano (il progetto è andato a monte a causa delle resistenze di parte dei contadini espropriati: ma anche dopo l'abbandono del progetto la terra non è stata riconsegnata ai vecchi proprietari: Tata fa sapere che riconsegnerà la terra al governo soltanto dietro «adeguato risarcimento»).
Martedì, quando la nuvola nera si è stesa su singur, centinaia di persone si sono radunate davanti ai cancelli della fabbrica chiedendone la chiusura immediata. Poi alcuni manifestanti sono penetrati nei locali, e secondo quanto dichiarato dall'amministratore delegato della Himadri, qualcuno avrebbe saccheggiato gli impianti e gli uffici, causando numerosi danni. Un funzionario della società sarebbe anche stato malmenato e sarebbe stato portato in salvo dalla polizia.
«Questa unità è in funzione dal 2005 e, da allora, ha inquinato aria e ambiente rendendo difficile la nostra esistenza», denunciavano gli abitanti radunati davanti ai cancelli - citiamo qui testimoniante riportate dalla stampa locale. «Dormivo sulla veranda di casa mia. Improvvisamente, mi sono svegliato di buon mattino con una sensazione di affanno .... Non riuscivo più a respirare .... Mi sono precipitato fuori tenendomi il petto e ho notato uno strato di polvere nera avvolgere poco a poco tutto intorno. I panni stesi fuori sono diventati neri e sapevo che doveva essere successo qualcosa nella fabbrica», dice un abitante del villaggio di Mahishtikri, a Singur. Storie più o meno uguali, così come i sintomi lamentati: mal di testa e vomito. «C'è un odore terribile. Donne e bambini in più di dodici villaggi si sono ammalati» ha detto un altro abitante del villaggio Mahistikri. Paura, tanta.
La società, attraverso un comunicato, ha ammesso la «momentanea fuoriuscita di una nube di polvere nera» ma si è affrettata ad aggiungere che era del tutto «non pericolosa e innocua». La Himadri - concludeva il comunicato - «non tratta prodotti chimici pericolosi». Il ricordo di Bhopal però è sempre lì, ancora molto vivo. Per tutti. Allora, la reticenza dell'azienda contribuì non poco ad aggravare il bilancio del disastro. Il ministero dell'ambiente del Bengala occidentale ha annunciato l'immediata apertura di un'indagine approfondita. E la fabbrica chimica di Himadri è stata temporaneamente chiusa. (di Patrizia Cortellessa)
Il Manifesto
venerdì 11 giugno 2010
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