Miele, propoli e veleni: uno scandalo silenzioso.
Propoli al pesticida.
La notizia
è di quelle che fa raggelare molti
di noi: uno degli integratori alimentari
naturali più utilizzati per
combattere i mali di stagione è stato contaminato da
acaricidi,
sostanze vietate perché ritenute neurotossiche per l’uomo. La
copertina del nostro settimanale (Il Salvagente numero 7, di seguito
l'immagine)
in edicola domani è dedicata al miele e ai veleni. Un’
inchiesta che già registra
le prime reazioni.
Il Codacons: ennesimo
scandalo, pensiamo a una
class action
“Ennesimo scandalo alimentare in
Italia, stavolta avvenuto nel
silenzio più totale dei mass media”:
così interviene il Codacons sul propoli
contaminato.
“E' necessario”,
dichiara il presidente dell’associazione
Carlo Rienzi, “che siano resi
pubblici non solo i nomi delle aziende coinvolte,
ma anche quelli
degli apicoltori che hanno utilizzato sostanze illegali”.
Questo
perché, prosegue Rienzi, “stiamo valutando la possibilità di avviare
una class action in favore dei cittadini che hanno acquistato e
consumato
propoli contaminato, attraverso la quale chiedere il
risarcimento per i rischi
alla salute corsi relativamente al consumo
di alimenti inquinati da pesticidi
nocivi”.
L’allerta alimentare:
l'anticipazione della nostra
inchiesta
Nel silenzio dei grandi organi
di informazione, l’8 febbraio scorso
il ministero della Salute è stato
costretto a lanciare un’allerta alimentare e a
notificare alla Ue il
ritiro dal mercato italiano dei prodotti incriminati.
La misura è
stata adottata dopo la scoperta dal corpo forestale dello Stato
di
11mila confezioni contenenti 450mila pastiglie al propoli contaminato
in
provincia di Torino. L’operazione ha fatto seguito a quella del 14
gennaio
scorso quando furono sequestrati dai militari 2mila confezioni
di propoli in
provincia di Forlì.
L’indagine diretta dalla Procura di
Ascoli Piceno è
partita dalle investigazioni del comando della
forestale di Comunanza, alle
dipendenze del comando provinciale di
Ascoli Piceno, lo stesso che portò alla
luce lo scandalo del latte all’
Itx e del peperoncino inquinato con un potente
insetticida. E ora
promette nuovi inquietanti sviluppi che riguardano il miele
biologico
e la stessa cera prodotta negli alveari.
Le aziende
ritirano
Spiega
Ernesto Corradetti, del laboratorio chimico dell’Arpam,
l’Agenzia per
l’ambiente delle Marche: “Analizzando per conto del corpo
forestale
diversi campioni di miele ci siamo resi conto che quasi tutti
riportavano la presenza di due principi attivi di pesticidi, impiegati
per
combattere la Varroa, un pericoloso acaro delle api, non
consentiti in
apicoltura”. Se però nel miele le quantità rintracciate
sono risultate nei
limiti di rilevabilità, le analisi specifiche
condotte sui prodotti
dell’alveare, cera e propoli, hanno invece
accertato livelli di concentrazione
abbondantemente superiori al
consentito.
Da qui è scattata l’operazione in
due fasi da parte del
corpo forestale e due aziende, la Equilibra di Orbassano
(Torino) e la
Apicoltura Primitivo di Bagno di Romagna (Forlì), sono state
costrette
al ritiro delle loro confezioni di perle a base di propoli.
Parallelamente è scattato l’allarme che il ministero della Salute ha
notificato
alla Ue attraverso il Rasff, il sistema di allerta rapido
per i prodotti
alimentari non conformi, oltre all’immediato ritiro dal
mercato dei prodotti
contaminati. Propoli al pesticida
A inquinare
il propoli, il
rimedio antibiotico naturale, una resina esterna delle
piante che le api
raccolgono e utilizzano per isolare e proteggere l’
alveare, sono due pesticidi:
il chlorfenvinphos, bandito dalla Ue dal
2003, e il coumaphos, il cui utilizzo
in apicoltura è vietato.
Entrambe le sostanze chimiche sono impiegate
illegalmente per
combattere la Varroa, un acaro che si attacca alle api e le
debilita
fino a provocarne la morte. Il chlorfenvinphos, in particolare, è
riconosciuto dall’Oms come una sostanza tossica per il sistema nervoso
dell’uomo. Per questo, con un decreto del giugno 2003, l’Italia,
recependo un
regolamento europeo, ne ha vietato l’utilizzo, la
circolazione sul territorio
nazionale e ha imposto la distruzione di
tutte le scorte presenti.
Livelli 10 volte sopra il consentito
Proprio perché l’utilizzo
dei due acaricidi è vietato, non si può
ammettere, nel miele come nella propoli,
nient’altro che il limite
rilevabile dagli strumenti di analisi: 0,01
milligrammi per chilo nel
caso del chlorfenvinphos e 0,1 milligrammi per chilo
per il coumaphos.
“Dalle nostre analisi - spiega Corradetti - nelle propoli
contaminate
il primo pesticida riportava livelli 10 volte superiori e il secondo
tra le 5 e le 8 volte”.
Cera contaminata per risparmiare
Ma
perchè,
nostante i divieti e le prove di pericolosità, si utilizzano questi
due
pesticidi? Per contrastare la Varroa, in realtà, sono ammesse solo
tre sostanze:
il timolo, l’acido ossalico e il fluvalinate. Il
trattamento di disinfestazione
dura un mese e ogni settimana l’
apicoltore deve sostituire una pasticca in ogni
arnia. Emanando un
certo odore, l’acaro si stacca dall’ape e cade in trappola.
Costo
previsto: 6-7 euro a trattamento per ciascun alveare.
Meno macchinoso
e più economico invece è il metodo illegale. Si prende una tavoletta di
sughero,
la si imbeve con i due pesticidi vietati e si sistema nell’
arnia. A fine mese il
risultato è garantito come anche il risparmio
per l’apicoltore: il trattamento
illegale ha un costo tra i 50
centesimi e un euro. Ma le controindicazioni sono
terribili.
“Questi
acaricidi - aggiunge l’esperto dell’Arpam - sono
liposolubili (si
sciolgono nei grassi, ndr) e dunque si ‘attaccano’ alla cera e
al
propoli. Per questo motivo il miele da noi analizzato è risultato sì
contaminato ma nei limiti di rilevabilità tecnica mentre gli altri
prodotti
erano fuori norma”.
Il meccanismo
Il meccanismo è
semplice. La
cera fa da scudo, ovvero assorbe tutte le sostanze e
impedisce così che nel
miele vengano trasferite le sostanze
incriminate. Un problema da non
sottovalutare. Perché, se è vero che
la cera non si mangia, esistono molti
prodotti cosmetici a base di
cera di api.
Di più: la cera si ricicla per
allestire l’alveare. Ogni
anno, asportato il miele dall’alveare, l’apicoltore
prende la cera e
la conferisce presso i consorzi apistici o la consegna ad
aziende
preposte alla sua purificazione. In questi centri tutta la cera viene
pastorizzata per poi essere trasformata in “telaini” o fogli cerei.
Fogli di
cera che saranno di nuovo acquistati dall’apicoltore per
allestire l’alveare. E
proprio su quella cera le api cominceranno a
produrre il loro fluido dorato.
Contaminazione a catena
Ma se un
apicoltore impiega sostanze
illegali, la cera “contaminata”, una volta
mescolata e rigenerata in altrettanti
fogli cerei, è in grado di
contaminare altri ignari produttori attraverso gli
stessi fogli di
cera. “C’è una contaminazione a catena”, spiegano fonti vicine
all’
inchiesta. “L’uso di questi acaricidi chimici - proseguono - purtroppo
è
molto diffuso specie nel Nord Italia”.
Talmente diffuso che,
prelevando
l’anno scorso dei fogli cerei presso la più grande fiera
italiana del settore,
la Apimel di Piacenza, gli inquirenti hanno
trovato nella cera livelli di
contaminazione elevatissimi. Con un
pericolo in più, oltre a quello della
tossicità: l’acaro che nasce su
un foglio cera contaminato, infatti, acquisisce
una bio-resistenza
agli stessi pesticidi. Risultato: l’acaro sopravvive al
veleno e sui
prodotti dell’alveare l’allerta resta
alta.
Il Salvagente
giovedì 18 febbraio 2010
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