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PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE PERCHE' IL CIBO NON E' UNA MERCE


ACU presenta domani la legge di iniziativa popolare per promuovere la Sovranità Alimentare e un referendum sugli OGM. L’ACU, insieme ad altre associazioni dei consumatori e una delegazione del movimento Altragricoltura Foro Contadino, depositeranno domani 20 luglio, presso la Corte di Cassazione il testo di due leggi di iniziativa popolare per favorire da un lato la continuità e il rilancio della produzione agricola italiana e dall’altro dare la massima garanzia ai cittadini su tutti gli alimenti che consumano. Alle 12.30, dopo aver depositato le leggi, si terrà la conferenza stampa per la presentazione pubblica presso la Fondazione Basso a Roma “La legge sulla Sovranità Alimentare e l’istituzione del Referendum sugli OGM - ha dichiarato il presidente Nazionale dell’ACU Gianni Cavinato – propongono un percorso concreto in grado, secondo noi, di far uscire l’agricoltura italiana dalla crisi mortale che sta vivendo. Non solo il sistema nazionale è in grave difficoltà, ma in tutta Europa si rischia entro pochi anni di vedere chiudere oltre il 50% delle aziende agricole. Oggi pomodori “Pachino” coltivati nel delta del Nilo possono arrivare nei nostri supermercati a prezzi che nessun coltivatore italiano potrà mai applicare. Di questo passo il made in italy alimentare, sarà solo di facciata: molto presto avremo pasta italiana prodotta senza neanche un chicco di grano coltivato in Italia, ma già oggi, ad esempio, un salume umbro può essere tranquillamente prodotto (e successivamente venduto come italiano DOP) da un maiale allevato in Romania: basta che prima delle macellazione passi almeno 2 mesi in Umbria! Il made in italy alimentare ha un grosso “appeal” in tutto il mondo: il 10% dei prodotti a marchio italiano sul mercato statunitense sono contraffatti, è evidente che, per la tutele dei prodotti, la normale etichettatura non è sufficiente. L’intento delle proposta di legge – continua Cavinato - è quello di far assumere alle istituzioni i principi della Sovranità Alimentare per il rilancio dell’agricoltura, mettendo al centro gli interessi comuni di chi lavora la terra e di chi consuma il cibo. Impedire la concorrenza sleale sul mercato, promuovere un’Agenzia per la gestione dei beni comuni e delle risorse naturali in agricoltura e accorciare il ciclo della filiera produttiva sono argomenti chiave per consentire una relazione utile tra produttore e consumatore. Il referendum sugli OGM è un altro punto essenziale. La normativa europea prevede infatti la consultazione popolare prima che gli OGM sia pure nelle forma di coesistenza, vengano liberalizzati nella produzione. In Italia il referendum è solo abrogativo per cui va istruita una apposita legge per permettere anche ai cittadini italiani di esprimersi su questo tema molto delicato.” L’Associazione Consumatori e Utenti ritiene che sposare un concetto di Sovranità Alimentare sia il primo atto di un percorso che punta a coinvolgere la società italiana sia in ambito rurale sia urbano. L’Italia e l’Europa consumano molto, ma stanno producendo sempre meno prodotti agricoli, con grossi rischi anche per la conservazione del territorio. E’ importante decidere chi, come e per chi dovrà essere prodotto il cibo di cui ci nutriamo. Se in definitiva vogliamo diventare solo un grande mercato di consumo dei prodotti alimentari, o se le nostre campagne dovranno continuare ad essere popolate da uomini e donne al lavoro per produrre in modo responsabile. A partire da settembre anche ACU sarà parte attiva nelle iniziative che puntano a coinvolgere dal basso le molte realtà che in Italia si stanno mobilitando e stanno operando per rivendicare il ruolo dei beni comuni, del consumo critico, dell’economia più etica, per una tutela del territorio e dell’ambiente e delle salute dei cittadini. Ufficio stampa Associazione Consumatori Utenti Encanto comunicazione Cristina Cobildi - Roberto Gazzini 02/66983707 – Cell. 348 3575790


mercoledì 19 settembre 2007


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>