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Pane e democrazia. Tunisia, Algeria, Egitto ed il prezzo dell’orzo.
Certo, tutti starete pensando, ma che ci importa se il prezzo dell’orzo schizza alle stelle, magari solo chi cucina macrobiotico avrà un problema. Ci sono cose sicuramente più drammatiche come il prezzo del pane, della farina, della carne! E le rivolte che si susseguono.
Molti, come sempre, tirando fuori solo informazioni selezionate secondo la logica neoliberista, si sono affrettati a dare le spiegazioni abituali: i cereali costano cari perché i russi chiudono le esportazioni, perché qui e la' ci sono disastri ambientali. Cioè: aumenta la domanda, diminuisce l'offerta, i prezzi salgono al “loro giusto valore”. Senza rendersi conto, come andiamo ripetendo da almeno due decenni(1) , che non solo il mercato non è “perfetto” ma che mai come ora, nel preteso trionfo della liberalizzazione dell’economia, il mercato - globale e interno – dei prodotti agroalimentari è stato così dominato da un ristretto numero di potentati economici e politici. E quelli più poderosi tra questi non hanno niente a che vedere con l’agricoltura, con la pioggia o la siccità, visto che producono denaro speculando sui contratti di compravendita dei prodotti, qualunque prodotto. Quelli che sono conosciuti come “i pirati in cravatta e camicia bianca”. Sì, quelli che si arricchiscono non producendo ricchezza ma scommettendo sui beni prodotti da altri. Come un qualsiasi gioco d’azzardo: più il risultato è “volatile” e più il guadagno è alto. Insieme al rischio. Ma qualcuno ci deve spiegare perché questo stia avvenendo, visto che quello che viene messa a repentaglio è la vita di centinaia di milioni di donne uomini e bambini, in tutto il pianeta. Non solo quelli che muoiono di fame o che sono minacciati dall’insicurezza alimentare. Ma anche quelli che per sopravvivere mangiano più patate e meno carne o latte(2) . Erodendo i risparmi propri e delle generazioni che li hanno preceduti. Al sud come al nord del pianeta.
sabato 29 gennaio 2011
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L'Italia che batte la globalizzazione: i "GAS" salvano le nostre aziende.
INCHIESTA - I Gruppi d'acquisto solidale (Gas) non si limitano ai prodotti ortofrutticoli, ma ampliano l'offerta salvando dalle logiche spietate della globalizzazione anche piccoli imprenditori italiani abbandonati dai grandi gruppi.
E’ la nuova frontiera dei G.A.S., ovvero i Gruppi di acquisto solidali. Un’Italia invisibile, eppure sempre più influente. Difficile ignorare 50-70mile famiglie (pari ad almeno 200mila persone), che fanno la spesa al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali, che hanno deciso di dare una forte impronta etica ed ecologica ai propri consumi e al proprio stile di vita.
giovedì 27 gennaio 2011
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INCHIESTA / L'ITALIA CHE FA LA SPESA SENZA ANDARE MAI AL SUPERMERCATO.
Milano, via Don Gnocchi, a due passi dallo stadio San Siro, zona residenziale e signorile. Sono le 10 del mattino di sabato. Un furgoncino si ferma davanti alla chiesa, scende un uomo di mezza età, che subito viene attorniato da una dozzina di persone. Da lontano la scena appare insolita, quasi sospetta. Da milanese diffidente sospetti l‟incontro di un pusher con i suoi clienti.
Ma quando ti avvicini scopri che quelle persone sono sì a caccia di «roba», ma non di quella «roba», bensì di un genere ben più pregiato: frutta freschissima e biologica, verdura senza pesticidi, formaggi dai sapori intensi e raffinati. Quello pensavi fosse lo spacciatore, in realtà é uno dei produttori, che lavora a una manciata di chilometri da lì. Una signora apre la borsa ed estrae una bilancia. Inizia la spartizione: la famiglia Rossi voleva due chili di carote, la famiglia bianchi tre di perse e così via. Capita che i passanti, vedendo tanto ben di Dio, si mettano in coda. Pensano a un mercatino rionale o a una vendita ambulante, ma vengono cortesemente allontanati. Quella non è una vendita al dettaglio, ma il ritrovo dei membri di un G.A.S. ovvero di un Gruppo di Acquisto Solidale, per distribuire la spesa settimanale. Mezz‟ora dopo è tutto finito e ognuna torna a casa con le sporte ricolme. Il passante osserva interdetto. G.A.S.? Che diavoleria è mai questa? Non è un supermercato, né una bottega, né un mercato popolare… Eppure questo é il modo con cui tra le 50 e le 70mila famiglie riempiono dispensa e frigorifero.
mercoledì 26 gennaio 2011
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Acqua, così la privatizzazione gonfia le nostre bollette.
MILANO - Il risiko dell'oro blu si prepara a ridisegnare la mappa dell'acqua italiana. Nei prossimi 12 mesi - salvo stop dal referendum di giugno - un po' di maxi utility italiane, i grandi costruttori di casa nostra e un'agguerrita pattuglia di colossi stranieri si affronteranno in una partita miliardaria: la riorganizzazione della rete idrica tricolore con un'apertura più decisa ai privati. I vincitori si spartiranno un Bingo da sogno: il ricco (e anticiclico) mercato delle bollette - già cresciute del 65% dal 2002 a fine 2010 - e la gestione dei 64 miliardi di euro di investimenti necessari per rimettere in sesto i 300mila chilometri di tubi che trasportano il prezioso liquido dalle sorgenti fino ai rubinetti di casa nostra. Un colabrodo "non degno di un paese avanzato" - come dice tranchant il Censis - che perde per strada 47 litri ogni 100 immessi in rete, con un danno di 2,5 miliardi l'anno.
sabato 22 gennaio 2011
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CRISI:IRLANDA;GIOVANI IN FUGA,SE NE VANNO 100.000 ENTRO 2012 EMIGRAZIONE DA EX TIGRE DIVENTA ESODO, VIA MILLE A SETTIMANA .
(ANSA) - LONDRA, 21 GEN - Un'emigrazione di massa come non si vedeva dagli anni Ottanta: tra aprile 2010 e aprile 2012 centomila irlandesi lasceranno la loro patria a una media di mille alla settimana, pari a oltre il 2% della popolazione. Le stime sono di un think tank di Dublino, l'Economic Research Institute, che è tornato a gettare allarme sul futuro della ex Tigre Celtica. Sono soprattutto i giovani ad andarsene, disperati per l'assenza di opportunità in un'economia devastata dalla crisi, l'alto tasso di disoccupazione (13,5%, il doppio della Germania) e le nuove misure di austerità annunciate dal governo.
venerdì 21 gennaio 2011
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Jeans e silicosi: il prezzo umano di un oggetto di culto.
Quarantasei giovani operai sono morti recentemente in Turchia perché la silicosi ha divorato i loro polmoni di
addetti alla sabbiatura dei jeans. Erano immigrati, lavoravano in nero e non avevano ancora compiuto trent’anni.
Questa storia è uno spaccato del lavoro globale del XXI secolo. Lavoro flessibilizzato, precarizzato, deregolato,
informale, destrutturato, privato di tutele, svuotato di quei connotati che ne dovrebbero costituire essenza e
dignità. Una storia di oggi, che ha origini antichissime, poiché la silicosi è una delle malattie professionali più
conosciute e studiate nei secoli. Consiste in un’affezione delle vie respiratorie seria, evolutiva se non si interrompe
tempestivamente l’esposizione al rischio, e potenzialmente mortale. Il processo avviene spruzzando della
sabbia sui capi denim in modo da creare un effetto scolorito e vintage del tessuto. Per effetto della spruzzatura,
la sabbia si frammenta in particelle minime che inevitabilmente si diffondono nell’aria e vengono inalate dagli
operai, facendoli ammalare. Una miscela di elementi fa sì che questo processo sia più rischioso di altri e faccia
ammalare i lavoratori velocemente: la continua esposizione alle polveri, gli angusti spazi di lavoro, i lunghi
orari, la frequente mancanza di igiene minima dei laboratori e di ogni strumento di protezione.
venerdì 21 gennaio 2011
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Mense scolastiche senza piu' il biologico.
Da gennaio 2011 dalle mense scolastiche del Comune di Padova sparirà il cibo biologico!
Si interrompe così un’esperienza storica che risale ai primi anni ’90, allora all’avanguardia, ed oggi in totale controtendenza con il continuo e crescente interesse dei cittadini padovani per i prodotti biologici, in particolare locali e stagionali. Ma le motivazioni dei tagli dovuta alla legge di stabilità non convince se si analizzano nel dettaglio i costi.
venerdì 21 gennaio 2011
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Il male oscuro delle banane.
«La prima reazione è stata quella di cercare di tenere nascosto il contagio. Nessuno voleva ammettere di esserne vittima. Ma ormai non più: è tutto alla luce del sole». Le parole di Robert Borsato, coltivatore di banane australiano, danno l'impressione che la pestilenza virulenta e letale a cui fa riferimento sia l'Aids. O qualcosa di simile.
In realtà è molto peggiore. Per le banane. Perchè non c'è cura, né è stato ancora trovato il modo di contenere l'epidemia. Se contagia, la pestilenza uccide la pianta facendone marcire i frutti. Fino a produrre un odore fetido quasi come quello di un cadavere. Il fungo - nome scientifico Razza tropicale 4 - è emerso alla fine degli anni 80 a Taiwan, dove ha distrutto il 70% delle coltivazioni di Cavendish, la varietà di banana che rappresenta oltre il 90% delle esportazioni. Poi si è diffusa in Indonesia, dove sono stati devastati 5mila ettari di coltivazioni. Con la stessa aggressività si è successivamente abbattuto su Malaysia, Cina, Filippine. E, più recentemente sull'Australia.
venerdì 7 gennaio 2011
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Scoppiano in Algeria le proteste del couscous.
La Fao e il suo capo economista Abdolreza Abbassian avevano ragione a lanciare l'allarme sui prezzi alimentari aumentati mediamente del 50% (con l'eccezione del riso) e sui conseguenti rischi di rivolte sociali nei paesi più poveri.
Dopo la profezia sono arrivate, puntuali, le notizie delle proteste in Algeria dove per due notti consecutive, da lunedì, violenti scontri tra polizia e manifestanti sono scoppiati a Bab El Oued, quartiere popolare di Algeri per l'aumento dei generi di prima necessità.
venerdì 7 gennaio 2011
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Ecologia al volante.
Guidare un'auto convenzionale rispettando un poco più l'ambiente è possibile. E non è solo questione di biciclette e monopattini.
Legambiente ha pensato a un modo per non rinunciare al rispetto per l'ambiente e alla comodità dell'automobile.
Il risultato è "Ecodrive", un decalogo che descrive i pilastri della guida ecologica.
Perché se è vero che negli ultimi anni la tecnologia ha fatto dei passi da gigante nel rendere le automobili più "eco", sui comportamenti
degli automobilisti non si sono registrati cambiamenti sensibili.
lunedì 27 dicembre 2010
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