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Un modello agricolo per i paesi del Sud.

Provvedere ai bisogni alimentari dei nove miliardi e trecento milioni di esseri umani attesi nel 2050 sulla Terra costituisce una scommessa a priori non facile; ma per i paesi più poveri, dove si prevede una forte crescita demografica, la sfida si annuncia particolarmente difficile. Lì vive la maggioranza dei sotto alimentati cronici e lì nel 2007 e 2008 sono scoppiate le «rivolte della fame» dovute all'impennata dei prezzi agricoli. Ed è ancora lì, che le terre migliori, oggi scarsamente sfruttate per mancanza di mezzi finanziari, vengono accaparrate dalle potenze occidentali che vogliono importare agrocarburanti - o ancora dai paesi asiatici e del Golfo, che intendono garantirsi un sicuro approvvigionamento alimentare in previsione di un rialzo dei prezzi agricoli mondiali. È lì, infine, che il riscaldamento climatico ridurrà maggiormente i rendimenti agricoli potenziali - dal 15% al 30% per l'Africa subsahariana, secondo l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'agricoltura e l'alimentazione (Fao).
giovedì 17 dicembre 2009
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Improvvisamente riapparve la fame.

«Il problema della fame era già grave quando i prezzi del cibo erano ragionevoli e il mondo viveva in un periodo di prosperità. Ma la crisi alimentare mondiale (2006-2008), seguita dalla recessione economica, ha creato una situazione catastrofica», afferma David Gustafson, direttore dell'agenzia delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao). Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha visto il suo budget passare da 6 a 3 miliardi di dollari tra il 2007 ed il 2008. Secondo la Fao, 30 miliardi di dollari all'anno sarebbero sufficienti per ridurre della metà il numero di persone sofferenti la fame entro il 2015. Sarebbe meno di un decimo delle sovvenzioni accordate all'agricoltura dei paesi ricchi. Al momento del vertice mondiale per la sicurezza alimentare che si svolgerà dal 16 al 18 novembre a Roma, resta da affrontare un problema fondamentale: quale modello agricolo sarà in grado di nutrire i nove miliardi di esseri umani che abiteranno il pianeta nel 2050?
mercoledì 16 dicembre 2009
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Il riso «coreano»

La produzione di riso della Corea del sud è aumentata quest'anno del 10%, per la prima volta dal 2005, nonostante che l'estensione di terra arabile nel paese continui a ridursi. Lo annunciava in agosto il governo sudcoreano. Ma non si pensi che la Corea abbia trovato la formula magina per aumentare la produttività delle sue risaie, tecniche agricole d'avanguardia, varietà di riso a rendimento straordinario. La produzione di riso è aumentata per il semplice fatto che Seoul non mette sotto la voce «import» il riso coltivate da aziende agricole coreane - ma a Sulawesi (Indonesia) o in Madagascar o altrove, su terre acquisite in paesi terzi.
venerdì 11 dicembre 2009
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Discorso di Henry Saragih, coordinatore generale di Via Campesina all'Apertura di Klimaforum, organizzato dalla società civile a Copenaghen in concomitanza col il vertice sul clima.

Noi, il movimento contadino internazionale La Via Campesina, veniamo a Copenhagen da tutti e cinque gli angoli del mondo, lasciando i nostri terreni agricoli, i nostri animali, le nostre foreste, e anche le nostre famiglie nei villaggi. Perché è così importante per noi arrivati a questo punto? Ci sono un certo numero di ragioni per questo. In primo luogo, il cambiamento climatico ci colpisce già gravemente. Porta inondazioni, siccità e epidemie, che sono alla base di cattivi raccolti. Questi cattivi raccolti non dipendono dagli agricoltori. Al contrario, è chi inquina ad aver causato le emissioni che distruggono i cicli naturali.
venerdì 11 dicembre 2009
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L'industria agroalimentare responsabile del 50% delle emissioni inquinanti. Ecco come abbatterle.

“Perché abbiamo lasciato le nostre terre e siamo venuti a Copenhagen”, comincia così il discorso di Henry Saragih, coordinatore generale di Via Campesina all'Apertura di Klimaforum , il controvertice della società civile a Copenaghen. Nel suo intervento, il segretario di Via Campesina, di cui Aiab è membro italiano, ha fornito dei dati inequivocabili sul reale impatto dell'agricoltura industriale sui cambiamenti climatici. Dati recenti – dichiara Saragih - mostrano chiaramente che l'agricoltura industriale e il sistema alimentare globalizzato sono responsabili per una percentuale tra il 44 e il 57% del totale delle emissioni di gas serra a livello mondiale.
venerdì 11 dicembre 2009
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Così Peppone e Don Camillo fanno le scarpe alla Cina

Fabio Travenzoli è di destra, uno dei piccoli imprenditori che per decenni hanno fatto grande la Lombardia. Gigi Perinello è di sinistra, un lettore del Manifesto, ma la sua fede politica non gli ha impedito di essere un eccellente commerciante. Uscire a pranzo con loro è uno spasso, eppure questi novelli Don Camillo e Peppone insieme sono riusciti a realizzare un piccolo miracolo: hanno sconfitto le regole, spietate, della globalizzazione. La loro è una storia che scalda il cuore. Perinello fino al 2001 riusciva a realizzare fatturati milionari piazzando suole stampate, ma da quando i calzaturifici hanno delocalizzato all’estero il suo fatturato è crollato. Anche Travenzoli è del ramo, produce scarpe, da quattro generazioni.
mercoledì 9 dicembre 2009
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Veleni nel vostro piatto.

I portavoce della grande proprietà e delle imprese transnazionali sono pagati molto bene per sostenere che in Brasile non ci sono più problemi agrari. Alla fine, la grande proprietà è diventata molto più produttiva. Quindi il latifondo non è più un problema per la società brasiliana. Nonostante questo, voglio affrontare il tema dell'ingiustizia sociale della concentrazione della proprietà della terra che fa sì che il solo 2% dei proprietari, ossia 50.000 latifondisti, siano padroni della metà di tutte le nostre terre, mentre abbiamo 4 milioni di famiglie senza diritto alla terra.
venerdì 4 dicembre 2009
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La scandalosa rapina dell’acqua pubblica.

Pubblichiamo l'intervento che Paolo Rumiz, giornalista di "Repubblica", ha tenuto alla Facoltà di scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma sul tema “Acqua bene comune: storia, civiltà vita”. di Paolo Rumiz E’ un peccato che non possa parlarvi a voce. Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua. Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti. Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore. E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica. Dunque perfetti per accendere anche la vostra.
venerdì 4 dicembre 2009
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Usa, 49 milioni di affamati. Rapporto Shock del ministro dell'Agricoltura.

Nei giorni del vertice Fao sulla sicurezza alimentare, notizie allarmanti arrivano non solo dai Paesi in via di sviluppo ma anche dalla nazione più ricca del mondo. Negli Stati Uniti 49 milioni di persone non hanno la certezza di avere cibo a sufficienza. Il che equivale a dire che il 14,5 per cento delle famiglie americane "ha difficoltà a riempire la scodella" e l'11 per cento "si nutre in modo insufficiente e scorretto".
mercoledì 2 dicembre 2009
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Wto: si chiude la non ministeriale di Ginevra.

WTO: Arci, Fair e Legambiente. Dopo la fame ora si specula sul clima Una non-ministeriale fallimentare, ma che nel ''Sommario'' curato dal Chair Andres Velasco, nasconde tra le pieghe della burocrazia il nuovo business del secolo: le tecnologie e i servizi ambientali che i Paesi piu' avanzati sono pronti a vendere a caro prezzo e a proteggere con brevetti strettissimi ai piu' poveri, che sono gia' i piu' colpiti dai mutamenti climatici.
mercoledì 2 dicembre 2009
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