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113 | War is a subtle thing.

113. (decreto legge del 4 ottobre 2018, detto Decreto Salvini). Car* tutt*, anche noi avevamo in programma di presentare il filmato "centotredici" ma per la situazione contingente, a causa dei divieti di riunione e spostamento, sono saltate le date di proiezione previste così il produttore, M'ArtE | Officina Multimediale, ci è venuto incontro ed ha deciso di rendere possibile la visione di "113 | War is a subtle thing" pubblicando il documentario online. Pur trattando del primo - e anticipando il secondo - ddl Sicurezza detto "decreto Salvini" riteniamo sia da consigliarne la visione in quanto viene trattata a fondo la condizione lavorativa degli "schiavi" dell'agroalimentare, ossia di coloro che rendono possibile che le nostre tavole siano imbandite anche in questi tempi di "segregazione cautelativa". La pandemia non cambia l'"ordine delle cose", il mondo rimane diviso in due: chi deve essere salvato e chi invece è "sacrificabile". Buona visione...
venerdì 27 marzo 2020
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«Questo virus è più pericoloso di Ebola e Sars» - Intervista a David Quammen

L'intervista. L’autore di «Spillover» (Adelphi, 2014) spiega il nesso tra uomini e pipistrelli. E perché la pandemia dipende soprattutto da noi. Otto anni fa, nel 2012, il divulgatore scientifico e autore David Quammen ha scritto nel suo libro Spillover (Adelphi, 2014), una storia dell’evoluzione delle epidemie, che la futura grande pandemia («the Next Big One») sarebbe stata causata da un virus zoonotico trasmesso da un animale selvatico, verosimilmente un pipistrello, e sarebbe venuto a contatto con l’uomo attraverso un «wet market» in Cina. Ma non si tratta di una profezia, Quammen è arrivato a queste conclusioni attraverso ricerche, inchieste e interviste accompagnate dai dati scientifici degli esperti. Dalla sua casa in Montana, Quammen ci aiuta a comprendere meglio la pandemia di coronavirus, la sua genesi e il suo sviluppo.
mercoledì 25 marzo 2020
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LETTERA APERTA AL SINDACO: RIAPRIAMO I MERCATI CONTADINI.

Carissimi tutti, qui di seguito trovate una lettera aperta che stiamo per inviare al Sindaco di Bologna. In calce trovate le prime firme raccolte. Ci piacerebbe che a queste se ne aggiungessero altre, di singoli e associazioni, anche in preparazione dell’udienza conoscitiva chiesta da alcuni consiglieri comunali e prevista – pare – per mercoledì prossimo 25 marzo. Più firme avremo raccolto per quel giorno, più forte sarà la nostra voce dentro le istituzioni cittadine. Siamo consapevoli che, in questa rincorsa all’ordinanza più severa, la scelta del Sindaco di Bologna è stata superata dal decreto del Presidente Regionale. Ma speriamo, con questa iniziativa, di aprire un confronto con le istituzioni. Vogliamo continuare ad offrire un servizio essenziale alla città, affermando la sovranità alimentare che, mai come ora, deve trovare tutela nelle scelte politiche e amministrative. Non possiamo permetterci di perdere la nostra sicurezza alimentare. Firmate (via mail a p.lanzarini chiocciolina gmail.com) e invitate a firmare la nostra lettera aperta. Grazie
mercoledì 25 marzo 2020
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Campagna per un reddito di quarantena ...verso un reddito di esistenza!

Le ordinanze restrittive emanate per fronteggiare la diffusione del c.d. “Nuovo Corona Virus” e per ultimo il DPCM dell’8 marzo hanno messo a nudo e drammatizzato la condizione di estrema precarietà, assenza di tutele e bassi redditi che colpisce i lavoratori e le lavoratrici di alcuni settori dei servizi quali quello della cultura, delle arti, dello spettacolo, dello sport e dell’intrattenimento, del turismo, dell’educazione e dei servizi sociali in appalto oltrechè del lavoro domestico e di cura. Diverse centinaia di migliaia di persone occupate in questi ambiti lavorativi – dipendenti, parasubordinati, soci di cooperativa, autonomi, in nero – si vedono già dimezzati se non azzerati gli introiti economici. E così moltissimi freelance, artigiani e commercianti. Il diritto alla salute è un bene primario da garantire indistintamente con serietà, competenza e attraverso precauzioni adeguate. Certo è che questo tipo di gestione della crisi sanitaria non colpisce tutti e tutte allo stesso modo: c’è chi è obbligato a stare a casa e chi deve comunque presentarsi al lavoro, non sempre per garantire beni e servizi essenziali, quasi mai nelle condizioni di totale sicurezza come se il virus si fermasse davanti alle porte delle aziende e dei magazzini.
domenica 22 marzo 2020
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Il momento è adesso! I limiti di prospettiva del decreto governativo di fronte alla necessità di una trasformazione di sistema che bandisca definitivamente le politiche neoliberiste che ci hanno portato a questa situazione.

ULTIMA ORA: Prima di lasciare spazio al commento sul Decreto Legge economico del 17 marzo è inevitabile inquadrare le riflessioni che seguono all’interno di una situazione nuova creatasi nel Paese dopo il varo il 21 marzo, con un nuovo DPCM, delle misure restrittive delle attività produttive non essenziali. Un provvedimento, resosi necessario dalla virulenza epidemica da covid-19, arrivato tardivamente, dopo settimane di titubanze governative, determinate dalla pressione confindustriale, che spazza via il pessimo e il colpevole protocollo firmato con le parti sociali [sindacati confederali e quelli industriali] che garantiva, invece, sostanzialmente la piena operatività di tutto il sistrema produttivo. A costringere il Governo in tal senso non sono stati, però, solo i dati del contagio e della mortalità o le pressioni di Presidenti regionali e sindaci delle regioni più colpite ma anche, crediamo, la mobilitazione organizzata e spontanea in più posti di lavoro prevalentemente del nord Italia e delle organizzazioni sindacali di base che l’ha promossa e sostenuta - fra queste protagonista è stata certamente la costituenda rete inter regionale dell’ADL-Cobas, che ha battagliato da subito per ridurre drasticamente l’attività produttiva per garantire la sicurezza sanitaria dei lavoratori e delle lavoratrici, in permanenza di una garanzia del reddito.
domenica 22 marzo 2020
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Di ritorno da Gaza, 20/3/2020.

Arrivo nella striscia di Gaza L’ingresso nella striscia di Gaza è stato senza problemi: attraverso il controllo israeliano, dell’Autorita’ Nazionale Palestinese ed infine Hamas. Questi ultimi hanno ripristinato l’ispezione del bagaglio. Nei giorni successivi al mio arrivo a Gaza, lanci di razzi dalla terra assediata verso I territori occupati hanno innescato una pesante risposta da parte di Israele. I media e giornali israeliani riportano che sono stati bombardati siti della resitenza. Quello invece che si può testimoniare è che sono state bombardate aree al confine destinate alla coltivazione, danneggiate abitazioni e civili sono rimasti feriti. La popolazione nella striscia di Gaza vive quotidianamente queste situazioni che causano stress, con attacchi di panico, sempre più frequenti tra I bambini e tanta paura. Il mese scorso ha fatto il giro del mondo il filmato dell’omicidio a khan Younis, vicino al border, di Mohammed 27 anni. E’ stato ucciso da un cecchino israeliano e il suo corpo martoriato da un bulldozer che poi con la pala lo ha trascinato via, sottraendolo ai soccorritori. Due di questi sono stati feriti mentre cercavano di prestare soccorso. La madre di Mohammed e la giovane moglie hanno chiesto, ma senza esito, la restituzione del corpo del loro caro. Mohammed lascia un bimbo di 1 anno. L’atroce crimine e’ stato documentato, ma con ogni probabilità resterà uno dei tanti crimini impuniti di israele. Durante la permenenza a Gaza i controlli sulle strade sono stati frequenti, come anche I posti di blocco. Si respira un’aria di incertezza per il futuro. A differenza del passato la gente non vuole parlare della situazione, delle aspettattive. Sono stanchi, non vedono un’unita’ dei partiti che possa dare fiducia per una dignitosa soluzione alla causa palestinese. Questo non significa che sia venuta meno la volontà di rivendicare il diritto all’autoderminazione e il ritorno nella terra della Palestina storica.
venerdì 20 marzo 2020
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QUARANTENA SENZA SUPERMERCATO.

(foto tratta da Fb della Cooperativa Agricola Coraggio) Possono fermare tutto ma la terra non si ferma. Non si fermano le piante nel germogliare, i frutti nel maturare, gli animali nel mangiare. I contadini non si fermano. Non possono fermarsi. Per senso di responsabilità, nei confronti della vita che custodiscono. E mentre la gente si ammassa nei supermercati (gli ultimi santuari chiudibili, insieme ai tabaccai, immuni a qualsiasi virus o decreto) c’è chi è costretto a buttare i prodotti o a vederli marcire, senza trovare un vero perché. Perché la fila (la ressa) alla cassa va bene, il ritiro della cassetta dal contadino o dal Gruppo d’acquisto solidale no?
domenica 15 marzo 2020
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Coronavirus: l’acqua del rubinetto non è pericolosa. L’Istituto superiore di sanità spiega perché non serve la minerale

Nelle scorse settimane abbiamo visto tutti le immagini degli scaffali vuoti dei supermercati, saccheggiati da consumatori terrorizzati dall’idea di finire in quarantena da un momento all’altro con il frigorifero vuoto. Così gli italiani hanno riempito i carrelli di pasta, farine, carne, disinfettanti, carta igienica e, anche, acqua minerale. Sulla scelta di fare scorta di acqua minerale presi dal panico del coronavirus è intervenuto l’Istituto superiore di sanità. In una nota pubblicata pochi giorni fa sottolinea come non sia necessario fare incetta di bottiglie ingombranti, perché il coronavirus Sars-CoV-2 non si trasmette attraverso l’acqua del rubinetto.
martedì 10 marzo 2020
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STOP ai distacchi dell'acqua! Emergenza Coronavirus: il Governo garantisca a tutte/i l'accesso all'acqua e ai servizi igienico sanitari .

E' evidente che i provvedimenti adottati dal Governo con il fine di contenere la diffusione del contagio da Coronavirus stiano producendo uno stato di eccezione e una sostanziale sospensione della democrazia. Non intendiamo addentrarci in un ragionamento sull'opportunità o necessità di queste misure, ma ci interessa piuttosto evidenziare una contraddizione che potrebbe avere pesanti impatti sociali e sanitari. In una situazione in cui le cittadine e i cittadini sono letteralmente investiti da divieti e prescrizioni, nello sforzo collettivo e individuale di mitigare il rischio di contagio, non abbiamo letto da nessuna parte il più basilare provvedimento in tema igienico-sanitario: l’accesso all'acqua per tutte e tutti.
lunedì 9 marzo 2020
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Perché è necessario e urgente liberarsi di Google – e come cominciare a farlo

[Riprendiamo il discorso aperto con L’amore è fortissimo, il corpo no: quello sul capitalismo delle grandi piattaforme, sui comportamenti indotti dagli algoritmi dei social media, sull’estrazione di big data dalle nostre vite e sulla sorveglianza pervasiva che ne deriva. Farlo è quantomai appropriato, nei giorni dell’emergenza Covid19. Tra i poteri e soggetti economici che stanno approfittando dell’epidemia – o meglio, delle misure di «distanziamento sociale» e nuovo disciplinamento del corpo sociale – ci sono soprattutto le multinazionali del Big Tech. Ne approfittano per rafforzare la loro presa sulla società, il loro monopolio di fatto su molte attività oggi imprescindibili. Ne approfittano per intensificare processi di privatizzazione della sfera pubblica. Una privatizzazione soffice, implicita e non percepita perché non è rapida e “molare”, non c’è uno scontro pubblico tra istanze (privatizzazione sì vs. privatizzazione no); è invece graduale e “molecolare”, avviene grazie all’infittirsi di reticoli fatti di piccole pratiche e automatismi quotidiani. Google, di cui ci occupiamo nel post a seguire, ha offerto al nostro ministero dell’istruzione (MIUR), come a quelli di altri paesi, la «soluzione alla chiusura delle scuole»: il colosso di Mountain View fornisce ai docenti mail con spazio illimitato e piattaforme per l’istruzione telematica (G Suite for Education). Già prima di quest’annuncio, diverse scuole stavano spingendo i docenti a farsi la casella Gmail e l’account su Hangouts Meet e/o Google Classroom. Di più: svariati insegnanti, esasperati dall’incertezza e dall’impossibilità di fare lezioni, per non lasciare allo sbando i loro scolari e studenti hanno fatto ricorso a questi strumenti di propria iniziativa, per avviare la didattica a distanza. Se da un lato ammiriamo l’intento e – come si dice oggi – la resilienza di quest* insegnanti, dall’altro constatiamo che manca la consapevolezza su cosa facciano davvero quegli strumenti, del cui funzionamento non vediamo che l’idiomatica punta dell’iceberg. In pratica, la scuola pubblica privatizza il rapporto stesso docente-studente, incentivando entrambi a usare piattaforme private e lesive della privacy, che immagazzineranno nuovi dati per poi venderli a vari soggetti, i quali li useranno a scopi non solo commerciali ma anche politici, in tutte le accezioni possibili del termine. E in tutto questo, Google/Alphabet passerà pure come benefattrice: l’azienda che ha «salvato la scuola». Google trova in quest’emergenza – che peraltro contribuisce ad alimentare in vari modi – l’opportunità di innervarsi in sempre più gangli della vita associata, rendendosi indispensabile anche se le alternative ci sono. Ci sono eccome, e sarebbero pure facili da usare. Chiunque non ritenga la parola «democrazia» un semplice involucro contenente solo retorica, una volta ben informat* su cosa sia Google e su come faccia profitti, non può trarne che una conclusione: Google è una minaccia per la democrazia. L’emergenza – non l’epidemia in sé, ma l’emergenza come metodo di governo basato sull’epidemia – ci sta facendo arretrare su così tanti terreni che non si sa da dove cominciare a denunciarne le conseguenze, a spiegare chi e come sta cogliendo la palla al balzo. Alla fine, un punto d’inizio vale l’altro. Da genitori, cominciamo dalla scuola, dalla didattica a distanza e, in particolare, da Google. Già prima del virus avevamo chiesto al giapster Ca_Gi di scrivere un pezzo per Giap sul fenomeno del degoogling, che a fine 2019 si stava diffondendo rapidamente. Con l’emergenza coronavirus la strada si è fatta più in salita, ma a maggior ragione va percorsa. Buona lettura. WM] (di Ca_Gi.* Ca_Gi collabora a vari progetti della Wu Ming Foundation, tra i quali il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki. Ha un blog dove pubblica tutorial tecnologici e controinchieste su vari temi, e un account sull’istanza Bida di Mastodon. Da mesi lavora indefessamente al proprio degoogling.)
lunedì 9 marzo 2020
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