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Ugo Mattei: Non svendere il patrimonio pubblico.

Un appello sensato di fronte a un rischio gravissimo, in una lettera aperta al Corriere della Sera, 22 novembre 2011. Con postilla dell'urbanista Edoardo Salzano dal sito Eddyburg Caro direttore, per incassare 6 miliardi, circa l'8% di quanto paghiamo di interessi sul debito pubblico ogni anno, pare andranno in vendita 338.000 ettari di terreni agricoli che oggi sono proprietà pubblica. Se non si farà attenzione, le conseguenze di una tale scelta, che in Africa è nota comeland grab(appropriazione di terra) operata da grandi gruppi multinazionali, potrebbero essere serie, e portarci verso la dipendenza alimentare dall'agrobusiness. Potrebbero derivarne danni sociali ingenti subitiin primisdai nostri piccoli agricoltori che non potendo competere con quei colossi nell'acquistare, finirebbero per vendere anche i loro appezzamenti (come già avvenne quando i latifondisti comprarono le proprietà comuni messe in vendita da Quintino Sella). La scelta di vendere è definitiva e ci riguarda tutti, presenti e futuri. Andrebbe fatta con grande cautela soprattutto quando ci si trova sotto pressione internazionale. Il processo di elaborazione teorica e pratica della categoria giuridico-costituzionale dei beni comuni discende da questa considerazione. Il cambiamento dei rapporti di forza fra settore privato azionario e settore pubblico a favore del primo rende i governi così deboli da non poter operare nell'interesse del popolo sovrano. La necessità urgente di forte tutela giuridica dei beni comuni come proprietà di tutti che i governi devono amministrare fiduciariamente nasce da questo squilibrio di potere prodotto dalla globalizzazione.
mercoledì 23 novembre 2011
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ANDREA FUMAGALLI: Il paradosso dell’Italia

L’attuale situazione politica italiana è alquanto paradossale. Non è una novità, è una costante dell’Italia. Soltanto un anno fa, da un punto di vista economico, non si riscontravano segnali che potessero far pensare ad una pressione speculativa così forte sull’Italia. Non aveva tutti i torti il ministro Tremonti ad affermare che i fondamentali economici del paese erano sufficientemente solidi. Il rapporto debito/pubblico italiano era sì molto elevato (120%), ma, tutto sommato, lo stesso di 20 anni fa e nel corso della crisi dei subprime l’Italia aveva fatto registrare l’aumento più contenuto, di gran lunga inferiore a quello Usa (dal 60% del 2007 al 105% di oggi). Al netto della spesa per interessi, il rapporto deficit/Pil risultava inferiore a quello francese e inglese e di poco superiore a quello tedesco. Inoltre il tasso d’inflazione era in linea con quello europeo e la disoccupazione ufficiale (sottostimata rispetto a quella reale) pure. Piuttosto, il problema economico dell’Italia risulta la sua bassa crescita, a seguito dell’elevata precarizzazione del lavoro che penalizza i settori a più alto valore aggiunto e la dinamica della produttività e un’eccessiva concentrazione dei redditi che penalizza la domanda interna.
martedì 22 novembre 2011
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Franco Berardi Bifo: Buon lavoro a Mario Monti.

Mi è molto difficile capire il generale congratularsi per la sconfitta di Berlusconi.Se non ci fermiamo alle apparenze e ragioniamo in termini strategici, direi che Berlusconi è il vero vincitore della fase attuale. Senza avere perduto la maggioranza in Parlamento, il padrone di Mediaset ha passato le consegne a un banchiere della Goldman Sachs di nome Monti. Il governo che si è formato a tambur battente si dà come primo obiettivo la realizzazione del programma contenuto nella lettera di intenti che Berlusconi ha presentato alla Banca centrale europea poco prima di abbandonare Palazzo Chigi.
domenica 20 novembre 2011
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Contro il feticismo costituzionale, per l’insolvenza costituente.

Chi aveva pensato che la crisi aprisse spazi praticabili per una qualche alleanza tra movimenti sociali e pezzi della rappresentanza, è definitivamente servito. Come era non troppo difficile immaginare, non è avvenuta alcuna resurrezione dello Stato: il processo di crisi radicale delle istituzioni nazionali, e in generale il tracollo della rappresentanza hanno conosciuto al contrario un’accelerazione definitiva. La mossa disperata di Papandreou è stata certo la mossa opportunistica, tardiva e disperata di leader corrotto al tramonto. Non per questo, è meno significativa di quanto sia tremendamente illusorio pensare che nella crisi possano esistere spazi di difesa a livello dello stato nazione. La via referendaria, con il suo rapidissimo affossamento da parte europea e le conseguenze drastiche sia in Grecia che in Italia, testimonia, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che la dimensione della democrazia nei confini nazionali, tutta intera la tradizione della democrazia nazionale e dei suoi poteri costituiti, non ha più niente da opporre al governo della finanza, se non la propria nostalgia. Il governo della finanza ci mette mezza giornata a liquidare chi agita la bandiera della sovranità.
mercoledì 16 novembre 2011
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A PROPOSITO DI DEBITO PUBBLICO...

Il 15 ottobre scorso, mentre ancora affluiva gente al concentramento della manifestazione, tra piazza Esedra e Piazza dei Cinquecento un giovane studente universitario o forse precario, non lo sappiamo, si è staccato da una fila ed è montato su un camion, ha preso il microfono e ha sentito il bisogno di ricordare che il 15 ottobre di 24 anni prima in quella data veniva assassinato Thomas Sankara, neo-eletto presidente del Burkina Faso, allora – e anche oggi – uno dei paesi più poveri del mondo. Eletto Presidente dopo una rivoluzione, il suo obbiettivo principale era quello di ottenere la cancellazione del debito pubblico dei paesi africani e in un discorso tenuto all’OUA il 27 luglio del 1987aveva proposto quella che potremmo definire una sorta di moratoria autorganizzata. Lo riproponiamo più o meno integralmente, perché rappresenta un documento importante, per chi volesse approfondire “un pezzo di storia del debito” e trovare gramscianamente la differenza nell’uguaglianza, o, semplicemente, per ricordare una figura di statista d’avanguardia, seppellita da falsi miti, oltre che dal silenzio complice sulla sua morte.
lunedì 14 novembre 2011
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La cura dell'acqua contro la Bce.

La battaglia per la riappropriazione dei beni comuni confligge con il patto di stabilità europeo. Per questo bisogna pensare a un suo superamento. La vittoria al referendum insegna che vincere è possibile C'entra la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua con la crisi e con le politiche monetariste della Bce? Moltissimo e per diversi motivi. Il primo ha a che fare con la risposta che governo e poteri forti hanno dato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Consapevoli di aver perso il consenso sociale, preoccupati dell'evidente erosione della catena culturale che per più di due decenni ha legato le persone all'idea del pensiero unico del mercato, governo e poteri forti hanno rilanciato una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, giustificandola con le risposte da dover dare all'Unione europea in merito alla riduzione del debito pubblico.
lunedì 14 novembre 2011
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La grande menzogna del debito pubblico, 1 / 2

[Quanto sto per esporre rappresenta il mio pensiero. Non è il frutto di un dibattito all’interno di Carmilla, in cui possono convivere punti di vista differenti.] di Valerio Evangelisti. Le vecchie formule marxiane vanno riviste. Secondo Marx, è noto, si passava storicamente dalla formula originaria M-D-M (merce – denaro – merce) a D-M-D (denaro-merce-denaro). Non ipotizzava che si potesse giungere alla formula attualmente vigente: D-D (denaro-denaro). Eppure è a questo che siamo. Si parla di crisi dovuta al debito. Debito di chi e verso chi? Tutti i paesi più sviluppati sono indebitati l’uno con l’altro. Attraverso le banche, e soprattutto le banche centrali. Questo non significa che la “crisi” delle loro popolazioni somigli a quella degli africani oppressi dalla siccità, degli asiatici costretti allo schiavismo lavorativo, dei sudamericani condannati a una miseria ancestrale. Ogni passo verso quei “modelli” deriva, più che dalla crisi finanziaria, dai mezzi messi in campo per uscirne.
domenica 13 novembre 2011
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Dichiarazione finale del Forum dei Popoli in contrapposizione al G20 a Cannes.

Si è svolto a Niono, in alternativa al G20 di Cannes il Forum dei Popoli che hanno affrontato argomenti di reali e concreto interesse per tutti i popoli. di seguito La dichiarazione sottoscritta Noi, movimenti sociali provenienti da diverse aree rurali, urbane e suburbane, di otto regioni del Mali, dell'Africa occidentale, centrale, meridionale, settentrionale e meridionale, riuniti a Niono per la decima edizione del Forum dei Popoli dal 31 ottobre al 3 novembre 2011 Al termine delle deliberazioni sulla sovranità politica ed economica dei popoli, adottiamo la presente Dichiarazione -integrando le esigenze e le proposte alternative della dichiarazione del giorno della manifestazione 27 giugno 2010, dell'appello del Kolongo e dell'appello del Forum dei poveri. La presente dichiarazione è stata adottata in occasione dell'assemblea finale del Forum dei popoli a Niono il 3 novembre 2011.
sabato 12 novembre 2011
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In arrivo anche le patate fritte OGM?

Siamo alle solite. La Basf (Badische Anilin - und Soda Fabrik) ha chiesto all'Unione Europea l'autorizzazione per la coltivazione commerciale di una patata geneticamente modificata, battezzata "Fortuna", destinata all'alimentazione umana ed animale la cui introduzione sul mercato sarebbe prevista per il 2014/15. Lo ha annunciato, mercoledì 2 novembre, la stessa multinazionale tedesca della chimica, che dopo aver ricevuto il sì per la patata OGM "Amflora", non a scopo alimentare, ora tenta "il salto di qualità" - si fa per dire - volendo colonizzare il mercato delle tubero più consumato al mondo. In particolare il mercato delle patatine fritte, visto che questo prodotto chimico deriva dalla varietà di patata Fontane, una delle più utilizzate per la produzione delle patatine, soprattutto per le catene di fast-food.
venerdì 11 novembre 2011
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G20 di Cannes: per l'agricoltura confermato il Piano d'Azione approvato a giugno. Niente controllo dei mercati e nessuno stop al land grabbing.

Il G20, che ha riunito a Cannes i capi di stato e di governo dei Grandi del mondo, si è concluso venerdì scorso, ultima giornata di una due giorni durante la quale i temi in agenda, l'agricoltura e i cambiamenti climatici, sono stati oscurati dalla risonanza sulla poca credibilità a livello internazionale dell'Italia, e da tutto il sistema finanziario in crisi. Appare quasi a margine, nel comunicato stampa presentato a conclusione dell'incontro, il punto cardine su cui tutti i leader partecipanti sono convenuti, ovvero che "la promozione dell'agricoltura è essenziale per nutrire la popolazione mondiale". A tale fine, facendo riferimento al Piano d'Azione approvato al G20 Agricolo del giugno scorso, il presidente di turno, Sarkozy, ha precisato che tutti s'impegneranno "nell'ambito del Piano sulla volatilità dei prezzi alimentari e sull'agricoltura" con particolare attenzione alla "ricerca e allo sviluppo in termini di produttività agricola".
venerdì 11 novembre 2011
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